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Scoprire un futuro dal passato

Michele Cucuzza
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“Ci sorprende che il sud sia diventato così poco prolifico, mentre fino a qualche anno fa era sinonimo di famiglie numerose? Non è una delle conseguenze di questa crisi che ci perseguita dal 2008 e che ancora non ci abbandona?”. Antonio Lubrano, volto e firma storica del giornalismo italiano, commenta i dati poco confortanti che arrivano dal meridione (nascite al minimo storico dal 1861, redditi crollati del 15% negli ultimi 5 anni, 800 mila posti di lavoro persi) da una delle più celebri località del mezzogiorno, l'isola di Procida, tra Napoli e Ischia, dov'è nato 82 anni fa e da dove prende avvio il suo nuovo romanzo, “L'isola delle zie” (Ferrari editore). Il libro racconta, negli anni '50, della morte misteriosa di un capitano di lungo corso procidano, trovato senza vita una mattina in un paese straniero: uno scandalo che rischia di compromettere la reputazione della stessa vittima, che invece viene difesa a spada tratta dalle sue zie. Il colloquio con Lubrano è l'occasione per ritrovare uno dei maestri della comunicazione, dalla rara personalità, retta e schiva. “L'isola delle zie è un omaggio- sottolinea Lubrano - al luogo che mi ha insegnato a diventare uomo libero di idee: quando cresci in un fazzoletto di 4 km quadrati che alle 5 del pomeriggio - come capitava allora - interrompe i contatti con il resto del mondo perché i traghetti si fermano, ti senti prigioniero dentro un carcere di mare. L'idea che al di là delle acque c'era la libertà è stato il mio viatico, quello che mi ha permesso in tanti anni di giornalismo di raccontare la verità, libero di testa e di tessera”. Lubrano conosce bene la marineria, tradizione secolare di Procida, alimentata dal celebre Istituto nautico dell'isola: “Nella mia famiglia sono tutti capitani di mare, io no, perché mio padre me l'ha proibito, non voleva che vivessi i sacrifici della vita da imbarcato. E' stato così che ho scelto un altro tipo di avventura, il giornalismo è stata la mia sfida al destino che mi aspettava”. E a Procida Lubrano ha dedicato il suo primo articolo sulle 6 donne che per la prima volta nella storia italiana si erano diplomate nell'isola capitano di lungo corso, pezzo spedito nel '50, con assoluta inesperienza e totale incoscienza - ricorda sorridendo - al celebre settimanale femminile “Grazia”, che glielo pagò 10 mila lire. Come uscire oggi dai nostri tempi difficili? La risposta è articolata, come direbbe lo stesso Lubrano. Si parte da una riflessione inconsueta : “Il nome dell'Italia all'estero si regge soprattutto grazie alla lirica, un prodotto di esportazione straordinaria. Solo nell'est del mondo si stanno aprendo in questi ultimi tempi 200 sale dedicate all'opera. Intanto noi, che abbiamo questo patrimonio straordinario che gli altri ci invidiano, siamo in crisi, dall'Opera di Roma al San Carlo di Napoli'”. Secondo Lubrano il problema è che non siamo abbastanza affezionati al nostro paese, “per noi lo stato è ancora il nemico, non noi stessi”. Un esempio per tutti: “In tanti sono bravissimi a evadere le tasse mentre a sua volta il fisco fa di tutto per opprimere i soliti contribuenti che il dovuto lo pagano”. “Sarà una considerazione malinconica - allarga le braccia - ma vorrei che fosse smentita la principessa Turandot quando evocava 'la speranza che delude sempre”. Ne ha viste tante, Lubrano, e ci spieghiamo anche così la sua scarsa fiducia. “Una cosa c'è, però, che mi colpisce in positivo”, ci sorprende di nuovo, con un altro sorriso, “sono le migliaia di giovani che stanno riscoprendo l'agricoltura”. “Io stesso, che ho una casetta in Umbria, sono circondato da amici che coltivano la terra, in campi circondati dagli ulivi: un segnale che mi fa immaginare che,magari partendo da qui, le cose possano cambiare”. I dati gli danno ragione: solo quest'anno l'economia verde ha creato 234 mila nuovi posti di lavoro, il 61% del totale. “Chissà se tornando al passato - riflette - non si possa riscoprire veramente un futuro”. [email protected]