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La sfida di un piccolo Comune

Michele Cucuzza
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In tempi di scontri tra governo e enti locali per i tagli della legge di stabilità, mentre Europa e Italia si fronteggiano su come interpretare il rigore, un piccolo comune italiano, Berceto (2200 abitanti in provincia di Parma, 5 mila proprietari di porzioni di boschi e prati) si prepara a denunciare lo stato per i prelievi effettuati da Roma sulle tasse applicate nella piccola città. La provocatoria iniziativa è annunciata a muso duro dallo stesso sindaco, Luigi Lucchi, 59 anni, perito agrario, socialista dichiarato, a capo di una lista civica, convinto di poter fare da apripista a una ‘rivolta' generalizzata di tutti gli altri comuni, grandi e piccoli, sulla scia della sua clamorosa sortita. “Chiederò all'avvocato se potrò denunciare lo stato per furto e interruzione di pubblico servizio. Sono disperato, non so neanche se riuscirò a fare il bilancio di previsione: Roma non solo non dà più soldi ai comuni, ma da due anni, per effetto di una legge decisa da Monti, glieli porta via dalle imposte comunali: usa i sindaci come gabellieri. Credo che tutto questo vada contro la Costituzione”. Secondo Lucchi, la sua protesta non ha nulla a che vedere con il cosiddetto fiscal compact: “Fino al 2012 lo stato mandava dei soldi ai comuni, a secondo degli abitanti e di altri parametri. Ci sono stati anni di vacche grasse, altri decisamente meno, ma il meccanismo era quello. Dal 2012 la musica è cambiata: niente più trasferimenti e - in più - gran parte delle imposte e tasse comunali spediti allo stato, mentre i cittadini sono convinti di pagare esclusivamente i comuni. L'esempio più chiaro? Il 50% dell'IMU sulle seconde case va allo stato. Ancora: dalla tassa sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti, l'anno scorso lo stato ha preso 30 centesimi a metro quadrato”. Risultato, secondo Lucchi? “I comuni sono messi in condizione di non poter più erogare servizi: noi allo stato non costiamo nulla, viviamo di imposte locali. Se lo stato prende per sé quei quattrini, in tutto o in parte, perché non ha il coraggio di imporre ancora altre tasse direttamente, abbiam finito”. Lucchi entra nei dettagli della sua amministrazione: “Nel 2012, lo stato ha preteso 700 mila euro, di fronte a un bilancio reale di 2 milioni e mezzo. In più c'è da considerare l'IVA su qualsiasi lavoro realizzato, che il comune deve pagare senza nessun rimborso. Berceto è al confine con il passo della Cisa, è il terzo comune in provincia di Parma per grandezza, abbiamo 290 km di strade comunali: per chiudere le buche siamo costretti a intervenire con cifre irrisorie, 5-10 mila euro, quando ci sarebbe bisogno di 2-300 mila euro all'anno. Ce li avremmo, se le tasse comunali rimanessero a noi. Non riesco nemmeno a sostenere la mensa e gli altri servizi sociali per i quali i cittadini pagano le imposte locali”. Finora la protesta di Berceto è rimasta solitaria: “Lo so”, è la secca replica di Lucchi, “i sindaci non conoscono i bilanci. Ma è una situazione che vale per tutti i comuni. Purtroppo l'ANCI si occupa solo di quelli più grandi”. I cittadini di Berceto sono interessati ai polemici progetti del loro sindaco? “Sicuro. A maggio sono stato confermato primo cittadino con il 67% dei voti”. Si rende conto che lo stato rischierebbe la bancarotta se le dessero ragione? “Se non si fanno gesti eclatanti, nessuno ti prende in considerazione. Quando si è cominciato a parlare della TARE avevo tentato di mettermi in mutande davanti al Quirinale: protesta dal significato chiarissimo, me l'hanno impedita ma poi mi ha chiamato un talkshow della sera”. Prende il tutto molto sul serio l'avvocato civilista Alfredo Bassioni, docente di Ordinamenti giudiziari: “Siamo di fronte alla violazione dell'articolo 119 della Costituzione, secondo cui tutte le imposte raccolte dai comuni dovrebbero rimanere nella disponibiltà dei comuni stessi: per questo, agiremo nei confronti dello stato per il recupero delle somme illegittimamente percepite. [email protected]