Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Fiato sospeso tra decapitazioni e guerra fredda

Michele Cucuzza
  • a
  • a
  • a

Con il fiato sospeso per la sorte del britannico David Haines, prigioniero dei boia del califfato e per come si tenterà di fermare la barbarie dell'Is secondo gli auspici di Obama, possiamo almeno sperare che le armi tacciano a est, in Ucraina, dopo la tregua/ cessate il fuoco di Putin e Poroshenko, dopo mesi di guerra 'non lineare', costata centinaia di morti e feriti, violenze e distruzioni? Certo, Kiev è divisa, il primo ministro ucraino vorrebbe erigere un muro al confine con la federazione russa, i gruppi filorussi appaiono del tutto fuori controllo, ma è pure vero che un alt alle armi sarebbe favorevole per la stessa Ucraina, per riorganizzarsi dopo i colpi subiti a Donetsk e Mariupol e pure per la Russia, che teme nuove sanzioni, ancora più pesanti, come è già avvenuto con la decisione francese di non consegnare a Mosca le navi d'assalto anfibio 'Mistral'. 'Insomma Putin non ha ancora vinto', è l'opinione del generale Carlo Jean, esperto di strategia militare e di geopolitica, che intravede anzi una prospettiva solo apparentemente accondiscendente e paradossale: 'Anche se la situazione è estremamente incerta e la Russia sta modificando gli assetti geopolitici derivati dalla fine della guerra fredda, percepiti come estremamente sfavorevoli, lo scherzo che Kiev potrebbe fare sarebbe quello di dire a Mosca e ai filorussi: 'avete voluto le regioni dell'est, del Donbass? Tenetevele e ricostruitele'. La Russia subirebbe un onere finanziario enorme e, contemporaneamente, l'Ucraina più omogenea, che guarda all'Europa, otterrebbe la libertà di raggiungere le grandi organizzazioni occidentali. Per il momento invece né l'Unione europea né la Nato, ormai di fatto complementari, possono accettare un rapporto concreto, neanche di partenariato, con l'Ucraina'. Realismo a tutti i costi? Non ha detto Obama che 'i confini non si scrivono con le armi'? Sì, ma Putin, mentre presenta il suo 'piano di pace', risponde: 'non siamo noi a parlare di nuovi confini, visto che in Ucraina non siamo noi a combattere, ma gruppi filorussi' . E così via, chissà fino a quando. Lasciando in ogni caso sullo sfondo gli scenari eventuali, in Galles intanto la Nato decide un inedito impegno nell'est europeo: posizionamento di materiali pesanti, nuovi armamenti, aumento delle esercitazioni congiunte, schieramento di truppe a rotazione nell'Europa orientale, in Polona, Romania, Slovacchia, Ungheria e negli stati baltici, oltre all'accordo con Svezia e Finlandia che preveda la possibilità di schiarare forze Nato nel loro territorio. 'La conferma della fine di un periodo', commenta il generale Jean, 'l'alleanza atlantica ha finito di interessarsi di situazioni strategiche, di missioni antiterrorismo e 'peace keeping' al di fuori dei confini degli stati membri: torna al suo scopo originario della difesa dei suoi perimetri'. Considerazioni non di poco conto, non solo per la crisi in Ucraina, ma anche per il califfato di Iraq e Siria, dove infuriano i fanatici di Al Baghdadi, contro i quali Obama propone proprio un'alleanza internazionale di paesi arabi di cui dovrebbe far parte anche la Nato. Intanto il dramma ucraino ha svelato anche ai non addetti un diverso modo di fare la guerra, secondo gli orientamenti del capo di stato maggiore russo, Valerij Gerasimov, uno dei principali consiglieri di Putin. Comporta sempre distruzione e morte, anche se si chiama 'guerra non lineare'. 'L'impiego dei mezzi militari' riassume il generale Jean 'è estremamente limitato ed è collegato all'uso di altri strumenti di pressione, come la minaccia del taglio dell'energia, la corruzione, l' impiego della criminalità, l'utilizzo delle minoranze etniche allo scopo di creare proteste, tumulti, spargimento di sangue: la creazione insomma delle condizioni che giustifichino l'intervento in forza delle truppe regolari, a sostegno delle minoranze'. Come in Crimea e in Ucraina. Chissà come chiameremo poi la guerra a colpi di decapitazioni nel deserto? [email protected]