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Il caso Chico Forti in Parlamento

Michele Cucuzza
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Il caso Chico Forti approda in Parlamento: due mozioni, una dei 5 Stelle e una del parlamentare trentino (come Forti) Mauro Ottobre, Gruppo misto, che impegnano il governo italiano ad affiancare Forti nella sua battaglia per la verità e la giustizia, perché il suo caso venga riaperto negli Stati Uniti, saranno presentate lunedì a Montecitorio. Arriva, dunque, a coinvolgere anche i nostri rappresentanti eletti e le istituzioni più alte il movimento d'opinione che da anni chiede la revisione del processo dell'imprenditore e campione sportivo trentino condannato all'ergastolo per omicidio, 14 anni fa, in un processo che da subito è apparso drammaticamente a senso unico. “Prevedo l'approvazione quasi unanime delle due mozioni”, è la convinzione di Ottobre, reduce da un incontro con Forti nel carcere di massima sicurezza della Florida dove è rinchiuso dal 2000 e dove continua a proclamarsi innocente, vittima di un errore giudiziario.  Tutto comincia con il ritrovamento, il 15 febbraio 1998, in un boschetto vicino alla Sewer beach, in Florida, del cadavere di Dale Pike. Si trattava del figlio dell'uomo che, qualche giorno prima, si era presentato da Forti come il proprietario di un albergo a Ibiza che avrebbe potuto essere acquistato dall'imprenditore trentino. Forti aveva prelevato Dale Pike al suo arrivo all'aeroporto di Miami e lo aveva lasciato nel parcheggio di un ristorante. Una volta scoperto il suo omicidio, Forti viene convocato dalla polizia come persona informata dei fatti: ci va per due volte, senza l'assistenza di un legale, non pensando di avere nulla da temere. Quando però gli agenti che lo interrogano gli dicono che a New York è stato trovato ucciso anche il padre di Dale Pike (cosa non vera), Forti è preso dal panico e nega di avere accompagnato in macchina il giovane ucciso in Florida. Una debolezza che risulterà fatale: interrogato per 14 ore, viene arrestato e accusato prima di omicidio, poi di essere il mandante del delitto, poi ancora di “aver gestito le canne fumanti” che hanno eliminato Dale Pike. Sulla base di quest'ultima surreale teoria, viene condannato all'ergastolo. Movente, smentito da Forti e mai provato: voler eliminare una persona che avrebbe costituito un ostacolo per i piani di Forti di acquistare l'albergo. “Il 2 giugno di quest'anno, festa della Repubblica italiana”, scandisce Ottobre, “ho voluto trascorrerlo con Chico Forti, cittadino italiano ingiustamente detenuto da 14 anni in un carcere molto duro della Florida, dal quale non si esce neanche morti: c'è gente condannata, oltre che all'ergastolo, anche a 4-500 anni; all'interno del penitenziario hanno appositamente costruito un cimitero.” “In questi anni Forti, oltre a cercare di riaprire il suo caso, sostenuto da specialisti quali Ferdinando Imposimato e Roberta Bruzzone, oltre che da molti volti noti italiani, si è dedicato all'insegnamento tra i suoi compagni di prigionia, consentendo a 200 detenuti di prendere il diploma, facendo cambiare il loro atteggiamento nei confronti del carcere e del suo personale, riabilitandoli di fatto. Ho trovato Forti molto provato”, aggiunge il parlamentare, “ma anche pieno di speranza. Perché il suo caso sia riaperto occorrono nuove prove: un avvocato italo-americano sta lavorando da più di un anno proprio con questo obiettivo, convinto al cento per cento dell'innocenza di Chico Forti. E' evidente che il voto del Parlamento italiano, martedì 29, avrà un peso importante anche per le autorità americane, perché si possa istruire finalmente un giusto processo: non solo il consolato italiano in Florida è venuto a conoscenza - a suo tempo - dell' arresto di Forti con due settimane di ritardo, in violazione degli accordi internazionali, ma l'innocenza dell'imputato è proclamata già nella sentenza. 'Questa corte, signor Forte, non ha le prove che lei abbia commesso quel delitto', ha detto il giudice proprio mentre gli affibbiava l'ergastolo. Cos'altro aggiungere?”. [email protected]