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Ecco il ritratto di un'eroina dei nostri giorni

Michele Cucuzza
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Questo è il ritratto di una giovane protagonista dei nostri giorni. Pragmatica, schietta e sana, tra sacrifici e forza di volontà, è la conferma della vitalità del nostro paese, nonostante tutto: non è in tv, ma le televisioni la corteggiano, non ha potere, ma ha imparato presto a farsi rispettare, non è in politica, ma qualcuno le ha già chiesto di candidarsi. Si chiama Micaela Quintavalle, ha 33 anni, fa l'autista di autobus a Roma ed è diventata portavoce dei suoi collegh iche protestano in questi giorni, astenendosi dallo straordinario, per nuove assunzioni, autobus nuovi e sicuri adeguamenti salariali, maggiore dignità. Cresciuta nel Laurentino, quartiere a sud , il padre ex sindacalista che le ha dato l'esempio, in testa da bambina l'idea di fare il medico, finito il liceo classico è andata a vivere da sola: coinquilini, tre cani e due gatti. Ammessa a medicina, 176esima su 4 mila, per dieci anni si è pagata le rate senza poter frequentare: per mantenersi doveva lavorare e non aveva il tempo di andare in facoltà. Ha fatto di tutto, ripetizioni di latino e greco, la cameriera a via Veneto, la call center , fino a quando non ha preso la patente per fare l'autista nel turismo. Le è sempre piaciuto guidare, rombava sulla moto: poco più che ventenne, ha cominciato a guidare le auto blu in mezza Europa, Russia, Inghilterra, Spagna, disponibilità h24, 365 giorni l'anno. Guadagnava bene, ma non era felice. “Una volta”, racconta, “ero a Fiumicino, aspettavo dei clienti e sono scoppiata a piangere: i libri di medicina che portavo sempre con me non riuscivo a leggerli mai, temevo di dover rinunciare al mio sogno.” Si avvicina un tipo, è un sindacalista dell' azienda dei trasporti, prende a cuore la sua storia e l'aiuta a entrare all'Atac come autista. Micaela ha 27 anni, fa il corso di formazione, diventa conducente di autobus part time,ma non riesce ancora a frequentare le sospirate lezioni: si alza alle 3 de lmattino, attacca a guidare poco prima delle cinque, 6 ore nel traffico, il pomeriggio studia i percorsi da fare il giorno dopo, tra centro di Roma e Tuscolana . “Salutavo tutti quelli che salivano: la gente mi guardava esterrefatta, chi prende i mezzi di solito è esasperato per le attese, non ha voglia di convenevoli , mi chiedevano: stiamo su Scherzi a parte?”. Qualche momento da dimenticare c'è, come quando le puntano un coltello alla gola per rapinarla di 100 euro, per il resto se le cava più che bene: tre anni fa, finalmente trasferita alla rimessa di Tor Pagnotta, tra Laurentina e Ardeatina, il sogno si realizza. La mattina è in aula, il pomeriggio conduce l'autobus, 1300 euro al mese. Ha rinunciato al posto di guida nella metro C per non cambiare ancora orari. “Adesso frequento il quarto anno, ho dato tutti gli esami, ho appena fatto la mia ottava autopsia. Mentre guido, con le cuffiette riascolto le lezioni del mattino, al capolinea mi faccio gli schemi riassuntivi, la notte studio un paio d'ore, il sabato e la domenica, dopo i turni di lavoro, sto sui libri: i dieci anni perduti senza poter frequentare sono solo un ricordo”. Farà la psichiatra, ha già scritto due articoli scientifici su anoressia e bulimia, la malattia mentale - è convinta - non dev'essere solo assistita, la si deve poter curare. Per diffondere la protesta contro gli straordinari ha fondato un gruppo su Facebook: “Chiusa in bagno, ho invitato 106 autisti amici, in pochi minuti eravamo in 500, oggi siamo più di 3 mila, non facciamo più entrare nessuno: passo per la pasionaria,ma è un movimento collettivo. Sono nata così, un capetto, alle elementari trascinavo gli altri a fare i cartelloni in classe”. Il compagno in azienda, conosciuto al capolinea mentre lui leggeva Nietzsche (“un figlio sarebbe la gioia più grande”), spaventata “perché tutte le persone oneste vanno all'estero”, Micaela crede che “solo essendo onesti, sani, giusti con se stessi e gli altri, nella vita di tutti i giorni, si potranno cambiare le cose”.