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Mps e Fondazione, accordo ok: a Palazzo Sansedoni 150 milioni e prelazione su Rocca Salimbeni

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Aldo Tani
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L'accordo adesso è nero su bianco. Banca e Fondazione Mps hanno finalizzato la trattativa sulle controversie in merito alle operazioni passate, che erano soggette a un'azione risarcitoria. Dai 3,7 miliardi ipotizzati, anche se nessuno ha mai creduto alla possibilità di avere l'importo per intero, si è passati a 150 milioni: da incassare entro il 31 ottobre. Nella pratica rientra anche l'opportunità di utilizzare le circa 30 mila opere contenute nelle sede dell'istituto di credito per mostre ed eventi promozionali e uno sconto del 10% sull'eventuale acquisto nel caso gli immobili di Rocca Salimbeni venissero ceduti. Al di là delle cifre e dei dettagli, la parola fine sul contenzioso apre scenari rosei in primis per lo stesso ente di Palazzo Sansedoni. Con le nuove risorse a disposizione, conseguentemente al via libera delle autorità competenti, il patrimonio salirà a 600 milioni. In crescita anche le erogazioni, che saliranno a 7,5 milioni (1,2% del capitale), segnando un rialzo del 50% rispetto a quelle delle ultimi anni.

 

 

L'accordo, tuttavia, non era stato esente da critiche, perché la Lega, complice la campagna elettorale, aveva attaccato il presidente Carlo Rossi per aver ottenuto condizioni troppo svantaggiose. Per rincarare la dose il commissario provinciale, Guglielmo Picchi, aveva invitato il dirigente a rendere conto a Siena, in qualità di regista della trattativa. “Si poteva ottenere di più? Penso di sì, ma quello che è sicuro è che si poteva ottenere di meno”, aveva ribattuto Rossi, evidenziando come all'indomani da più parti fosse stato definito un successo. Nel mezzo era sorta la "grana" Unicredit. Ovvero, gli analisti avevano giudicato la pratica un passaggio fondamentale per permettere all'ad Andrea Orcel di dare il là all'avanzata verso Montepaschi. Non a caso, i due eventi si erano svolti a una settimana di distanza, sebbene a più di due mesi dal famoso annuncio al termine del Cda, la situazione (per lo meno a livello ufficiale) sia ancora in stallo. Quello che la politica temeva, ancora non si è prefigurato, perché l'istituto di piazza Gae Aulenti non ha fatto un passo in più rispetto a quello che è noto.

 

 

Certo, a giorni la due diligence dovrebbe terminare e a meno di improbabili rinnovi, allora le carte dovrebbero essere scoperte. Il nodo riguarda sempre quello che il Tesoro, proprietario del 64% delle azioni di Montepaschi, è disposto a mettere sul piatto della bilancia. "Un’operazione che rischia di essere esosa, perché le condizioni le detta il compratore e in maniera piuttosto pesante”, l'aveva definita Rossi, rafforzando il messaggio mandato dal Consiglio comunale monotematico dal sindaco Luigi De Mossi: "Il paradosso è che il rialzo lo fa l'acquirente". Ora che le urne sono chiuse un ruolo lo dovrà giocare anche Enrico Letta, dal suo seggio alla Camera. I punti imprescindibili per l'ex premier erano e restano quattro. Il voto l'ha premiato, adesso è il momento dei fatti.