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Mps, nessun segnale da Ministero e Unicredit: sciopero dei dipendenti il 24 settembre

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Aldo Tani
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L’ultima volta di uno sciopero unitario risaliva al luglio di nove anni fa. Qualche mese prima 9 mila persone avevano sfilato a Siena, chiedendo chiarimenti sui primi segni di cedimento di Banca Mps. Da allora, fatta eccezione per la parentesi statale, la storia di Rocca Salimbeni è andata di male in peggio. E non migliore è stato il percorso per i dipendenti, costretti spesso ad abbandonare la barca in anticipo per ragioni di bilancio. A breve potrebbero essere almeno in 6 mila a intraprendere questa strada (circa 3 mila erano previsti anche dal piano “Stand alone” messo a punto dall’ad Guido Bastianini). Un numero imponente, in più da affiancare all’incertezza che regna sulle teste di chi rimarrà all’interno dell’istituto di credito. Misura oltremodo colma, al punto da convincere i sindacati a rompere gli indugi e proclamare per il 24 settembre una serrata generale.

 

 

Se si esclude la frequenza ridotta di queste manifestazioni da parte dei lavoratori di Montepaschi, l’opzione dello stop di una giornata era nell’aria. Da settimane le maestranze andavano ricercando un’interlocuzione con il Governo e Unicredit per comprendere lo stato della trattativa. Nonostante le parole del ministro Franco (citate spesso come impegno da rispettare da Enrico Letta nella campagna elettorale per le suppletive), che davanti al Parlamento si è impegnato nella tutela del lavoro, nessuno da Roma o da Milano ha fatto qualche passo ufficiale in direzione dei sindacati. A questo va aggiunto che nel perimetro di azione dell’Ad di Unicredit, Andrea Orcel, dedicato quasi esclusivamente agli asset produttivi, il capitolo dipendenti è solo lambito. Per rendere un’idea, a Siena la Direzione generale, il cui destino potrebbe essere segnato, occupa 2.500 persone

 

 

Difficile quindi, per chi si vede volare sopra la testa informazioni di ogni genere, mantenere la calma. Non a caso, nel tentativo di avere un minimo di chiarezza, nella nota che ha accompagnato la proclamazione dello sciopero, sono state poste una serie di questioni: “Le lavoratori e le lavoratrici hanno diritto di conoscere con trasparenza quale sarà il loro destino lavorativo, quali potrebbero essere le loro mansioni e quale sarà il luogo di lavoro”. Senza dimenticare la questione legata agli esuberi, che come è accaduto anche in passato, dovrebbero essere circoscritti a prepensionamenti o scivoli. Sempre che le risorse destinate all’apposito fondo (che non riguarda solo i dipendenti di Mps) siano implementate. I sindacati hanno annunciato poi che la serrata sarà preceduta da una serie di appuntamenti per rendere ancora più partecipato l’evento: “Organizzeremo assemblee da remoto su tutti i territori per sostenere le ragioni della protesta e favorire la massima partecipazione alla giornata di sciopero”. Era il 2012, sembrava la fine del mondo. Su Montepaschi non si era ancora visto niente.