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Mps, a rischio pure il marchio con Unicredit: Mediocredito Centrale entra nella data room

Gennaro Groppa
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C’è una novità significativa in quella che è questa estate caldissima per Mps. Dopo che indiscrezioni circolavano da tempo, il Mediocredito Centrale rompe gli indugi ed entra nella data room per il Monte dei Paschi, seguendo la mossa di Unicredit del 2 agosto. Nelle scorse settimane è emerso l’interessamento per le filiali, circa 150, nel sud del Paese. Una parte dell’istituto senese che non pare invece interessare ad Andrea Orcel e a chi sta effettuando la due diligence per piazza Gae Aulenti.

 

 

Ma, stando a rumours anticipati dal Corriere della Sera, il Mediocredito Centrale potrebbe avere in questa partita un ruolo ben più ampio. La banca pubblica controllata al 100% da Invitalia si prenderebbe anche tutte le parti di Mps che rimarrebbero fuori dal perimetro di interesse e di azione di Unicredit, quindi Capital Services, il leasing, il centro informatico. E non finisce qui, visto che potrebbe acquisire anche il marchio Mps, trovando una soluzione a quello che è uno dei nodi centrali della trattativa in corso. Ciò avrebbe ripercussioni, positive rispetto agli scenari e alle ipotesi più fosche, anche per i livelli occupazionali nel territorio senese e toscano e per quella che è l’attuale direzione generale di Rocca Salimbeni. 
 

 

Unicredit intanto prosegue il proprio lavoro. Le attività procedono spedite ma i tempi per arrivare ad una soluzione potrebbero dilungarsi rispetto a quanto era stato ipotizzato ad inizio agosto. Ora si parla di metà ottobre come del momento nel quale saranno tirate le somme, quindi un frangente successivo a quello nel quale i senesi saranno chiamati alle urne per le elezioni suppletive. Su quelle che sono le parti di Mps di interesse per Orcel non ci sono novità: Unicredit vuole le filiali di Mps nel centro-nord del Paese. Si parla di 3,9 milioni di clienti, 80 miliardi di crediti alla clientela, 87 miliardi di depositi. In ambienti finanziari si dice nel frattempo che l’aumento di capitale che Monte dei Paschi farà potrebbe essere di entità inferiore anche rispetto a quanto ipotizzato fino a luglio dall’ad Guido Bastianini, quindi meno di 2,5 miliardi di euro (dopo che nei giorni scorsi Bloomberg aveva parlato, al contrario, di 3 miliardi). Il fondo esuberi farà il resto, visto che ci sono almeno 5 mila persone da gestire per il prepensionamento anticipato fino a 7 anni.