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Vino, l'appello del Consorzio del Brunello: "Al ristorante scegliete le nostre bottiglie"

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Giuseppe Silvestri
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di Gennaro Groppa “In questo frangente il miglior segnale che abbiamo è quello di tornare a vedere turisti a Montalcino”. Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello, analizza il momento vissuto dal vino e dalle sue aziende. “Il mondo sta ripartendo. Alcuni ristoranti ed enoteche hanno riaperto e le aziende stanno ricominciando a spedire vino nel mondo. Quella del 2015 è stata un’ottima annata e ciò ci sta aiutando in questo momento. Adesso, con il Coronavirus, siamo comunque tutti nello stesso mare, ognuno con la propria barca. Dobbiamo farci forza e remare tutti nella stessa direzione: io ad esempio se vado a cena con la mia famiglia in un ristorante di Montalcino, mi bevo un rosso e un Brunello”. L’intento è sostenere il territorio affinché si possa avere la miglior ripartenza possibile dopo mesi complicati. “Chi viene a Montalcino – afferma Bindocci – lo fa soprattutto per il vino. A mio avviso l’attrazione della Toscana non è stata scalfita dal periodo che abbiamo vissuto. Le aziende anche durante il lockdown hanno continuato a lavorare, lo hanno fatto nel massimo rispetto delle norme imposte dal periodo. Ma la vigna non è una fabbrica, la produzione non può essere interrotta. Nella storia a Montalcino si è vissuto un po’ di tutto: assedi, battaglie, pestilenze. Ed i suoi abitanti ogni volta si sono rimboccati le maniche e sono ripartiti. Voglio sperare che accadrà così anche stavolta. Gli agriturismi, ad esempio, stanno pian piano riaprendo e ricominciano ad accogliere visitatori. Le esportazioni, seppur lentamente, non si sono mai fermate nemmeno nelle settimane della chiusura totale. Ora vediamo segnali di ripresa, ci sono ordini dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Svizzera”. Per il Brunello la quota delle esportazioni sul totale delle vendite è molto alta: il 70%. I mercati più importanti sono quelli classici: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e “arriveremo fortemente anche in Cina, dove ci vuole del tempo come è stato per il Nordamerica”. Prosegue Bindocci: “Io ho 65 anni – afferma – e ho visto 44 vendemmie. Ho assistito a tante cose, ho visto nel tempo la crescita del Brunello. Ma una situazione come quella di quest’anno non l’avevo mai vissuta. Ci vorrà un po’ per riprendersi definitivamente, ma si deve andare avanti. Il colpo inferto è stato duro, anche nel mercato domestico. Nella prossima fase servirà ancora una maggiore promozione perché la pubblicità è l’anima del commercio. Ma la miglior promozione per noi è l’alta qualità del Brunello”.