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Siena, primi segnali positivi per il vino. Ma alcune aziende del Chianti hanno perso sino al 90%

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Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti

Giuseppe Silvestri
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di Gennaro Groppa Il mondo del vino senese, toscano ed italiano sta pian piano tornando a vedere dei segnali positivi. Ciò sta avvenendo dopo che nei mesi scorsi le vendite hanno avuto una diminuzione percentuale a due cifre e con problemi di liquidità che le aziende del settore devono affrontare senza poter ovviamente interrompere il proprio lavoro. In vigna non è possibile infatti bloccare o sospendere la produzione. Il Coronavirus ha colpito un po’ tutti i settori produttivi e i suoi strascichi economici si faranno ancora sentire nei prossimi mesi. Tuttavia le eccellenze del Belpaese possono essere l’anima ed il simbolo della ripartenza post Covid-19. Il territorio senese è noto nel mondo per i suoi vini e la loro immagine rimane immutata nel pianeta. Rimangono punti di forza del made in Italy, imprescindibili per l’economia nostrana. Un fatto, questo, fondamentale per produzioni che grazie alla loro alta qualità unanimemente riconosciuta vengono vendute in ampie quantità nei grandi mercati di riferimento, Stati Uniti, Germania e Regno Unito su tutti. IL CHIANTI “Il nostro mondo è forte e per fortuna ci sono ottimi imprenditori”, commenta Giovanni Busi, presidente del Consorzio del vino Chianti. “Anche nel recente passato – prosegue – abbiamo vissuto delle difficoltà. Penso al 2017, quando la siccità portò a -40% di produzione in tutto il Chianti e i cui effetti si videro ancora nel 2018 quando registrammo un -10% di produzione. Ora è arrivata quest’altra batosta. Tuttavia le aziende vanno avanti e proseguono il loro lavoro. Il premier Conte assicura che ci sono e che ci saranno soldi per tutti, noi tuttavia non sappiamo se lui stia parlando con qualcun altro. Non ci sono stati fino ad ora grandi aiuti per il mondo del vino, qualcuno ha visto solo i 600 euro per le partite Iva. Continuiamo invece a constatare che c’è troppa burocrazia nel nostro Paese, ci sono tempi lunghi da aspettare. E spesso la burocrazia crea effetti nefasti”. Ecco un po’ di numeri. Li cita Busi: “Abbiamo avuto un calo di vendite del 20% a maggio rispetto al maggio del 2019. Mentre se guardiamo ai dati dei primi cinque mesi dell’anno il calo rispetto al 2019 è del 6%. In cda è già stata approvata, e discuteremo adesso in assemblea, una riduzione del 20% della produzione per la vendemmia 2020 per mantenere in equilibrio il rapporto tra domanda e offerta. Quest’anno sicuramente verrà venduto meno Chianti rispetto agli anni passati, sia all’estero che nei ristoranti e nelle enoteche italiane. In più ci stiamo avvicinando all’estate, un periodo nel quale spesso i consumatori preferiscono altri vini rispetto ai rossi”. Il periodo non è semplice, tuttavia l’ottimismo non viene meno in chi ha fatto del vino senese uno dei prodotti più richiesti al mondo. “Il nostro auspicio – afferma Busi – è che da settembre possano vedersi buone risposte. I mercati di riferimento stanno tornando a dare qualche segnale positivo, dagli Stati Uniti stanno arrivando ordini importanti e significativi. Dovremo comunque anche capire come ripartiranno i consumi dopo i mesi che abbiamo vissuto. Il Chianti ha lavorato molto sull’export, ora vendiamo all’estero circa il 70% della nostra produzione. L’estero per noi è fondamentale”. Come fondamentale rimane la promozione, anche di un marchio già notissimo. “Penso ad esempio alla Cina, che sta ripartendo – afferma il presidente del Consorzio del vino Chianti – e dove negli ultimi anni siamo sempre andati almeno due volte all’anno per far conoscere il prodotto”. L’ottimismo c’è, ma non mancano comunque le preoccupazioni create dal Coronavirus: “Le aziende che non vendono il vino nella grande distribuzione stanno affrontando problemi – dice Busi – alcune sono arrivate anche ad avere un fatturato del -90% rispetto allo scorso anno. Le maggiori preoccupazioni in questo momento sono per loro, e quelle aziende hanno comunque dovuto continuare il proprio lavoro perché la vigna non può fermarsi mai. Alcune di queste realtà sono storiche e sono fortemente radicate nel territorio. Lo Stato e il sistema bancario dovrebbero fare di più, serve maggiore liquidità. Noi amiamo il nostro mestiere e siamo abituati a non mollare, ma a tutto c’è un limite. Il Chianti deve essere una delle basi per la ripartenza italiana”.