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Lupi all'assalto a Porta Tufi, ex fantino: "Incredibile"

Federico Sciurpa
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“Credevo che sotto le mura della città non arrivassero predatori, invece  ho trovato uno spettacolo terribile”. E' concitato il racconto di Federico Corbini, ex fantino di Piazza, che nella notte tra sabato e domenica ha subito l'attacco notturno di predatori al suo piccolo gregge di pecore. Sembra impossibile, ma è successo proprio sotto Porta Tufi, al numero civico 26. “Prima tenevo le pecore a Salteano, nel comune di Asciano, dove ho la mia azienda agricola - spiega Corbini. - Poi, dopo aver subìto tre attacchi da parte dei lupi, con venti pecore uccise, ho preferito portare le ultime dieci a Siena: dove vive mio padre abbiamo un campo, credevo che qui fossero al sicuro”. Caprioli e cinghiali, negli ultimi tempi, sono arrivati alle porte della città, e come conseguenza, dove ci sono le prede, prima o poi arrivano anche i predatori. E' un notevole passo indietro nel tempo, sembra di essere tornati a quando gli allevatori dovevano fare i conti anche con i lupi, ma oggi sembra incredibile poter pensare che arrivino fino a Porta Tufi, praticamente a poche centinaia di metri da Piazza del Campo. Il tempo in cui si potevano lasciare le greggi libere a pascolare è finito da tanto. I pastori dovranno riprendere le vecchie abitudini, cioè quelle di rimettere in stalla gli animali da reddito al calare del sole. La crescita fuori controllo degli ungulati ha poi fatto aumentare anche i predatori che, avendo tanto cibo, si riproducono più facilmente. L'abbandono dei terreni, infine, è un altro punto dolente. Anche sotto la città di Siena vediamo tanti campi lasciati andare, e boscaglia che cresce fuori controllo, creando l'habitat ideale per gli animali selvatici che siano ungulati o predatori. “Accanto al nostro terreno – conferma Federico Corbini – c'è un campo abbandonato con alberi, rovi, boscaglia, dove vivono indisturbati caprioli e cinghiali. E' ovvio che poi arrivino anche i predatori, ma è preoccupante che questo accada a ridosso delle mura”. Viola Carignani