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Otto anni fa la strage di Kabul, Siena non dimentica

Andrea Bianchi
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Kabul, Afghanistan. Giovedì 17 settembre 2009, ore 12.10 (le 9,40 italiane). Sulla strada principale della città, in direzione rotonda Massoud, transitano due Lince italiani con dieci militari a bordo (il tenente Antonio Fortunato, 35 anni; il primo caporal maggiore Matteo Mureddu, 26 anni; il primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni; il sergente maggiore Roberto Valente 37 anni; il primo caporal maggiore Gian Domenico Pistonami, 26 anni; il primo caporal maggiore Massimiliano Randino; il caporale Sergio Agostinelli; il maresciallo Felice Calandriello; i parà Ferdinando Buono e Rocco Leo) ed un veicolo civile che li precede. Lungo la via sono posteggiate alcune auto tra cui una Toyota Corolla bianca, poi tante persone in strada, donne e bambini vicini ad abitazioni e negozi. Tra loro un uomo di nome Hayutulla mentre a qualche chilometro di distanza, con un cellulare ed alcuni cannocchiali in mano, ci sono un gruppo di talebani, tra questi Zabiullah Mujahid. Questo non è l'inizio di un film, è la guerra. Una drammatica guerra che non ha fatto vincitori, ma solo morti. E' una storia vera, drammatica. Una brutta storia che sembra lontana nel tempo, ma che invece è ancora tremendamente viva. E' la storia di sei vite spezzate, di sei famiglie distrutte, è la ferita di una Nazione, di un corpo militare, della città di Siena e di sei cittadine. E' la storia di quattro ragazzi sopravvissuti, lacerati e dei loro occhi che non dimenticheranno mai quelle immagini che un film non potrà mai raccontare. E' anche la storia di quindici morti uccisi dai loro stessi fratelli, di 60 feriti, di una strage che la storiografia forse non relegherà nemmeno in un rigo della lotta al terrorismo religioso. A Kabul quel 17 settembre faceva molto caldo. La squadra comandata dal tenente Antonio Fortunato del 186° Reggimento Folgore di Siena, si prepara ad uscire, direzione aeroporto. C'è da prelevare personale di ritorno dall'Italia (Roberto Valente e Ferdinando Buono) e materiale vario per il "fortino", la base delle forze internazionali Isaf in Afghanistan. Fortunato con i suoi uomini sono lì da oltre 4 mesi, quella strada la conoscono come le proprie tasche, l'uscita è di routine, i rischi sono bassi. Intorno alle 12,10 sono già di ritorno, il quartier generale è vicino, circa 10 minuti. Il tenente è nel primo Lince insieme a Mureddu, Ricchiuto, Randino e il rientrante Valente. E' un attimo, il tempo di vedere un lampo, il boato non lo sentiranno nemmeno: al loro passaggio la Toyota Corolla imbottita di 150kg di tritolo e guidata da Hayutulla si frappone tra i due mezzi militari ed esplode avvolgendo il primo blindato dei ragazzi della Folgore che salta per oltre 25 metri, disintegrato e quasi liquefatto. Fortunato, Mureddu, Ricchiuto, Valente e Randino muoiono sul colpo. La deflagrazione colpisce anche il secondo Lince, Giandomenico Pistonami che si trovava alla mitragliatrice in ralla è investito dalla esplosione che lo divide in due. Zabiullah Mujahid, portavoce dei talebani, scrive un sms ad una tv araba: "L'attentato a Kabul di questa mattina è una nostra vittoria". Dopo Nassirya è il giorno più doloroso per l'Italia. (Tratto dal racconto di Andrea Bianchi Sugarelli per il Corriere di Siena)