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"Dobbiamo consegnare un materasso" e lo arrestano. La fine dello Zingaro

Andrea Bianchi
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I poliziotti si sono finti dipendenti di una ditta per la consegna di materassi e così sono riusciti a farsi aprire la porta di casa da Giuseppe Mastini e Giovanna Truzzi, in via Conte d'Arras, traversa della strada delle Ropole a Taverne d'Arbia. Nella recente storia italiana, quella della malavita, Mastini è conosciuto come Johnny lo Zingaro ed è ricercato dal 30 giugno scorso quando si è dato alla latitanza sfruttando un permesso premio. Nel momento che i poliziotti hanno gettato la maschera intimandogli di arrendersi, lo Zingaro e la compagna (anch'essa latitante) con la quale aveva intrecciato una relazione da detenuto, non hanno opposto resistenza. A Taverne c'è stato il finimondo. Sul posto sono giunte 30 auto della polizia, almeno sessanta agenti dello Sco, delle squadre mobili di Cuneo, Lucca e Siena e dagli uomini del Nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria. Si è alzato in volo pure un elicottero e tutta la zona è stata off-limits. In manette sono finiti anche i fiancheggiatori della coppia che aveva preso alloggio in un appartamento intestato ai parenti della donna. Il sindaco di Siena, Bruno Valentini, si è congratulato con il questore: "Ho telefonato al Questore Maurizio Piccolotti - ha detto il primo cittadino - per esternargli la gratitudine e l'apprezzamento di Siena per l'operazione congiunta di polizia condotta dalle squadre mobili di varie città nel quartiere di Taverne d'Arbia, per arrestare un pericoloso latitante". Anche l'assessore alla protezione civile, Paolo Mazzini, si è congratulato per le "capacità investigative, controllo del territorio, impegno costante: bisogna dire grazie alla Polizia di Stato".