Gallera: "Contro Lombardia campagna orchestrata ad arte" 

Gallera: "Contro Lombardia campagna orchestrata ad arte" 

22.05.2020 - 09:45

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"Si attacca, per motivi politici, chi negli anni ha dimostrato di saper fare. È una campagna orchestrata artatamente. Non a caso, sul governatore emiliano Bonaccini, che spende 26 milioni di fondi pubblici per un ospedale d’emergenza, nessuno fiata". A dirlo è l'assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, in un'intervista al 'il Giorno'. Nelle settimane scorse in molti si sono scagliati contro le politiche sanitarie della Lombardia, accusando la Regione di aver tagliato posti letto per anni. "Tagli e contrazioni - osserva Gallera - si sono avuti in Lombardia come nel resto d’Italia. Ci è stata ridotta la possibilità di assumere personale, di finanziare borse di studio per i medici, di incrementare i posti letto. Ne abbiamo tre ogni mille abitanti: il massimo oggi consentito. Il modello Lombardia, che molti criticano, ha consentito di salvare migliaia di vite. A febbraio e marzo, quando gli ospedali rischiavano il collasso, la sinergia pubblico-privato ha permesso di portare da 800 a 1.800 i posti in terapia intensiva e da 1.000 a 12.000 quelli in pneumologia". 

Secondo Gallera "lo Stato avrebbe dovuto distribuire alle Regioni tutto il necessario per fronteggiare la pandemia. I reagenti per i tamponi, appunto, e poi le mascherine, i guanti, i disinfettanti. Invece non arrivava nulla. E quando le mascherine sono arrivate qui da noi non erano omologate. Io ho di fronte agli occhi l’immagine del ministro degli Esteri che, il 15 febbraio, presenziava all’invio di tonnellate di mascherine e gel in Cina. Il 20 l’emergenza scoppiava in Lombardia, e per noi non c’era nulla". 

"In questi mesi - fa notare ancora Gallera - il grande problema è stata proprio la scienza. Le cui indicazioni si sono rivelate spesso lacunose e a volte addirittura contraddittorie". Capitolo Rsa, "dal 23 febbraio abbiamo comunicato quali misure andavano prese per garantire la sicurezza di pazienti e operatori - sottolinea Gallera -. Le linee guida sono chiare. Spettava alle singole strutture organizzarsi per rispettarle. Il problema, ancora una volta, è che mascherine e altri dispositivi erano introvabili". 

Sui test sierologici, invece, "stiamo vivendo la prima pandemia dell’era della globalizzazione. Tutti cercano certezze - afferma -. E magari una patente di immunità. Purtroppo non è possibile averla. Il test sierologico può essere fuorviante. Si può avere gli anticorpi ed essere ancora positivi; oppure non avere gli anticorpi ma avere il virus in incubazione. La corsa al sierologico non ha alcun valore autodiagnostico. Serve solo a livello statistico". 

E sul pericolo degli asintomatici, "con l’avvio della Fase 2 e dopo i risultati conseguiti con il lockdown sul fronte del contagio abbiamo deciso alcune misure - rimarca l'assessore -. Per esempio rendendo obbligatoria la misurazione della febbre nei luoghi di lavoro. Chi ha 37,5 gradi di temperatura finisce in isolamento, come pure chiunque abbia avuto contatti stretti con lui. Poi lui e gli altri dovranno sottoporsi al tampone". 

L'assessore lombardo definisce quindi "una vicenda paradossale" l'inchiesta sull'ospedale in Fiera. "Abbiamo deciso di creare quella struttura - sottolinea - per altro senza soldi pubblici, il 7 marzo, quando la curva dei contagi sembrava salire senza sosta. Ci chiedevamo: che succederà se l’onda della bomba atomica scoppiata a Lodi e Bergamo arriverà a Milano? La curva poi, per fortuna, è scesa. Ma se fosse successo il contrario e noi non avessimo allestito quell’ospedale oggi saremmo attaccati allo stesso modo, ma per motivi opposti. È ovvio che l’attacco è strumentale". 

"In tre mesi - rimarca ancora Gallera -. non ho staccato che per un giorno e mezzo. E c’è ancora tanto da fare. Anche per non trovarsi impreparati a una nuova ondata. Spero non arrivi. Stiamo operando per scongiurarla. Il numero di persone che si ammalano gravemente è sceso; segno, anche, che il virus è meno potente. E comunque dovessimo registrare una ricaduta sapremmo come affrontarla". 

Quanto ai ritardi sui tamponi, "quanto avvenuto in Lombardia è imparagonabile a quanto registrato nelle altre regioni - fa notare -. Fatta salva forse l’Emilia, per la situazione di Piacenza. Siamo la regione che ha fatto più tamponi. Per la precisione, oltre 600.000. Avendo avuto moltissimi malati abbiamo dovuto selezionare le persone a cui farli. Anche perché i reagenti necessari scarseggiavano, ed è questo il vero tema". 

"Non penso mai alle prossime scadenze elettorali. Non ne ho il tempo. Da febbraio ci sono stati momenti difficili. Molti. Questa vicenda mi ha segnato. Sta montando una campagna d’odio. Stare qui a lavorare è l’unico modo per combatterla", continua l'assessore al Welfare rispondendo a chi gli domanda se sia un vantaggio che il suo volto sia conosciuto, dovendo fare politica o se l'emergenza abbia appannato la sua immagine. 

Quanto ai rapporti col governo, "col ministro Roberto Speranza e col viceministro Pierpaolo Sileri sono sicuramente molto buoni - ammette Gallera -. Col resto del governo purtroppo non altrettanto. Io ho sempre cercato un rapporto istituzionale ed è stato complicato". Poi, replicando a chi gli chiede se c'è un errore di cui si pente, Gallera spiega: "Sono stati momenti difficili, bisognava decidere con velocità. Perché l’obiettivo unico era salvare vite umane. Se avessi consultato una coppia di giuristi al momento di scrivere ogni delibera forse registrerei oggi meno attacchi e critiche, di certo però avremmo salvato meno vite". 

 

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