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Siena, il Coronavirus ha spazzato via i sogni dei ragazzi del liceo classico Piccolomini: ecco perché

Giuseppe Silvestri
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di Claudio Coli Il Coronavirus ha spezzato il sogno dei ragazzi del Comitato 2019-2020 del liceo classico Enea Silvio Piccolomini di Siena. Niente commedia, niente cene, balli e feste. I mesi più belli e spensierati della gioventù liceale sono stati spazzati via dal lockdown e dalle restrizioni che hanno imposto lo stop all'anno scolastico. Succede anche questo a causa dell'emergenza mondiale più grave vissuta dal dopoguerra, che inevitabilmente ha avuto ripercussioni pesantissime sul mondo della scuola. E in particolare sul liceo classico di Siena, che grazie anche al Comitato vive da oltre 60 anni tradizioni fortissime, legami e valori inossidabili che si tramandano di generazione in generazione. Il Comitato 2019-20 rimarrà nella storia, suo malgrado. Composto da 9 elementi (sei comitatensi: Francesco Feraudo, Luigi Guzzo, Francesco Capezzone, Giuseppe Pompella, Francesco Giuliani, Valerio D'Aniello, i baccellieri Francesco Bari e Simone Snow e il consigliere Fabio Donnini). Sette sono all'ultimo anno e dovranno ora affrontare la maturità, per quattro di loro si trattava della prima esperienza – rivelatasi molto sfortunata – da comitantensi. Ma dalla quale non mancheranno di trarre preziosi insegnamenti. Era fine febbraio e il comitato lavorava alle prove della tradizionale commedia scolastica, programmata per l'8 aprile, dal titolo “Robin Hood, ovvero finché social non vi separi”, quando iniziarono a giungere le prime preoccupanti notizie riguardanti l'emergenza epidemiologica e di possibili chiusure. “Per noi è stato un fulmine a ciel sereno – spiega Luigi Guzzo – pensavamo fosse una situazione solo temporanea”. I ragazzi effettuano altre prove poi scatta il lockdown: la possibilità di mettere in scena la commedia, già scritta e musicata, sfuma definitivamente per via delle note restrizioni. “E' stata una botta fortissima da digerire – ammette Guzzo – il teatro era prenotato e avrebbero recitato tantissimi studenti, l'intera scuola aspettava questo momento. Abbiamo provato in tutti i modi a salvare il salvabile, ma a un certo punto ci siamo rassegnati. Avevamo davanti qualcosa più grande di noi”. Per uno scherzo del destino, nel 1986 un'altra rappresentazione che aveva come protagonista la fiaba di Robin Hood non fu rappresentata. Una commedia “maledetta”. Passano settimane durissime e frustranti, l'occasione di “riscatto” arriva grazie alla pubblicazione del numero unico di fine anno. La stesura degli articoli inizia tra fine aprile e inizio maggio, il titolo è “Covid 19-20”, chiaramente giocato sull'abbinamento con l'anno scolastico appiedato: “I posteri – evidenzia Guzzo – quando lo leggeranno potranno così ricordare questa fase storica”. Per adesso solo in versione digitale, il numero unico sarà presto distribuito in forma cartacea: “Nonostante la situazione, non volevamo privarci di quest'opportunità. Per noi è stato uno sfogo, un modo per esternare i nostri sentimenti dopo i mesi di quarantena. Non poter vivere la quotidianità scolastica è stato difficile, ci è mancato non vedersi, non fare lezione, ritrovarci in aula magna all'intervallo. Il Liceo è stato un riparo sicuro, il senso di appartenenza è stato ancora più forte”.