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Siena, tratta delle schiave del sesso: le ragazze costrette a prostituirsi con i riti vodoo. Sette arresti

Giuseppe Silvestri
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di Marco Decandia Tutto è cominciato a Siena, poi sono seguiti sette arresti tra Empoli, Castelfiorentino, Chieti e le province di Torino e Cuneo (6 donne nigeriane e un uomo italiano), caccia ad altri 5 indagati che si sono resi irreperibili, ragazze costrette a prostituirsi per la paura di riti vodoo. C'è tutto questo, e anche altro, nell'operazione Agadez, che ha visto in prima linea la polizia di Stato della città del Palio, supportata dalle Questure di Foggia, Torino, Cuneo, Chieti e Pistoia. Dopo quasi 4 anni di investigazioni e intercettazioni, i protagonisti di un vero mercato delle schiave dovranno rispondere di vari reati, che vanno all'associazione per delinquere alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù fino allo sfruttamento della prostituzione. Come detto, anche se sul territorio non sono scattate manette, il ruolo delle forze dell'ordine senesi è stato fondamentale, in quanto fulcro e motore portante dell'inchiesta. “Le indagini - spiega il commissario capo Riccardo Signorelli, dirigente della Squadra mobile - sono state condotte dal nostro personale. Tutto è partito da qui. Nel 2016, a ottobre, è stato necessario intervenire più volte per sedare liti tra prostitute, che si contendevano gli spazi dove esercitare l'attività”. Questo dove è accaduto? “A Siena e nella immediatissima periferia. Il fatto è che queste persone sono abituate a "lavorare" sempre nel solito posto, e se arrivavano e trovavano qualcun'altra, ciò ingenera discussioni. Un paio di queste donne hanno dichiarato un po' di cose, quindi, dopo averle sentite, sono cominciate le indagini”. Si può dire che hanno collaborato? “No, ma le loro dichiarazioni hanno permesso prima di fare i dovuti accertamenti, poi di aprire un'indagine vera e propria. E' stata un'operazione molto vasta, che ha richiesto anni e ha coinvolto diversi indagati, sia in Italia che in Nigeria. Sono stati tenuti sotto controllo i telefoni, ci sono voluti tempo e pazienza, ma alla fine ci sono state tante misure cautelari”. Come si sono svolte le indagini? “Venivano ascoltate le conversazioni di persone che, in Italia, parlavano con altra gente, in Nigeria. Si trattava non solo di trafficanti, ma anche di individui che fungevano da appoggio e che facevano da intermediari tra le cosiddette "madame", le padrone, qui da noi, e le donne da acquistare, e poi avviare alla prostituzione, in Africa”. Si è parlato di riti vodoo per suggestionare le vittime... “Se qualcuna non pagava quanto dovuto alle "madame", queste contattavano i loro appoggi in Nigeria in modo che andassero dalle famiglie per minacciarle affinché le ragazze versassero il dovuto. Per rinforzare questo vincolo, dicevano che avrebbero rinnovato certi riti vodoo, in modo che la maledizione si abbattese sulla cattiva pagatrice oppure sui suoi parenti”. Pensa che il successo riportato nelle indagini abbia sgominato questo particolare giro illegale o si teme ci possano essere altri rami ancora non individuati? “Purtroppo si tratta di un fenomeno su larga scala, davvero diffuso. Noi abbiamo dato un bel colpo, ma sicuramente il reato della tratta degli esseri umani ha ancora tanti appigli, in Italia, alimentato da cittadini di altre nazionalità. Ovviamente, se si presenterà l'occasione, non si esclude di poter condurre nuove indagini per contrastare questo tipo di fenomenologia. Sarebbe bello poter dire di aver annientato tutto nel nostro paese, ma non è così. Certo, resta il fatto che abbiamo realizzato una cosa importantissima, ed è giusto che tale risultato, essendo partito da Siena, ci renda orgogliosi”.