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Siena, la rabbia delle Iene. Parenti: "Pronti a tornare sul caso di David Rossi. Stiamo pestando piedi"

Giuseppe Silvestri
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di Marco Decandia E' davvero una... Iena (ci venga perdonato il gioco di parole) Davide Parenti, autore del programma Le Iene su Italia 1. L'inviato Antonino Monteleone, che si è occupato del caso della morte di David Rossi, è stato rinviato a giudizio perché l'ex consigliere del Monte dei paschi Michele Briamonte si sarebbe sentito diffamato in una puntata andata in onda nel novembre del 2017. Il suo avvocato Nicola Menardo, nello spiegare i motivi di questa iniziativa giudiziaria, ha puntualizzato: “Lo scopo è di contrastare fake news che non hanno nulla a che vedere con la verità”. Parenti non ci sta. E' ferito e reagisce: “E' inaccettabile che venga usata una parola così infamante, sto valutando di querelare il signor Menardo, anche se prima di muovermi devo ovviamente consultarmi con Mediaset, visto che facciamo parte di un'azienda. Siamo persone serie, non spacciatori di fake news. Lavoriamo bene, ci documentiamo e non possiamo essere assimilati a quella cosa. Oltretutto, questa vicenda è maturata in maniera non chiarissima e singolare. Come tutta la storia di David Rossi, del resto. Meritava di essere approfondita, lo abbiamo fatto e siamo arrivati fino a un certo punto, ma siccome non abbiamo fatto niente di sconveniente o di male, se sta ancora scatenando un simile polverone significa che dobbiamo riprenderla in mano. Anche se avessimo deciso di lasciarla stare, ci stanno tirando dentro per la giacchetta e noi non ci tireremo certo indietro. Antonino Monteleone e Marco Occhipinti hanno fatto i giornalisti in maniera egregia, riaprendo una vicenda che ha molti punti interrogativi. Se un paese civile non si interroga sui suoi punti interrogativi, non può definirsi tale. Ci siamo fatti delle domande, senza mai diffamare nessuno, quindi siamo tranquilli. Ora ci difenderemo, se poi ci dimostreranno che abbiamo commesso delle leggerezze, ne prenderemo atto. Ma non credo che succederà. Siamo come degli acrobati, ma quando andiamo sul trapezio siamo preparati per non evitare di cadere. Ecco perché è inaccettabile che si parli di fake news. Può capitare a tutti di sbagliare, ma non è questo il caso”. Tra le accuse più brucianti, c'è quello di tagliare e cucire ad arte interviste estorte all'insaputa degli interlocutori. “Anche davanti a questo il mio "no" è forte e deciso. Montiamo i servizi, è il nostro lavoro, ma in modo che non venga stravolto il senso. Non abbiamo mai messo in bocca a qualcuno cose che non ha mai detto. Abbiamo fatto il nostro lavoro, cercando documenti, facendo domande, ottenendo o non ottenendo risposte, ma muovendo le acque. E, evidentemente, pestando i piedi a qualcuno”.