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Siena, chat dell'orrore whatsapp: 25 indagati. Pedopornografia, nazismo, antisemitismo, Hitler: altre indagini

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Giuseppe Silvestri
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di Claudio Coli Prosegue l'indagine sulla chat dell'orrore di WhatsApp, che partita da Siena coinvolge anche tre minorenni residenti tra il capoluogo e la provincia. La Procura dei minori di Firenze, guidata da Antonio Sangermano, a marzo, prima dello scoppio della pandemia Coronavirus, ha chiesto al gip una proroga di ulteriori sei mesi per concludere gli accertamenti in merito quella che è un'inchiesta particolarmente rumorosa e scabrosa, estesasi a macchia d'olio in tutta Italia. Video di inenarrabile violenza su donne e bambini, antisemitismo, pedopornografia, messaggi inneggianti a Hitler e al nazismo, un campionario dell'orrore davvero sconvolgente, senza contare la ferocia dei commenti che accompagnavano tali immagini. Sono 25 i soggetti di 10 diverse regioni e 13 province indagati a vario titolo per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, istigazione all'apologia di reato, incitazione alla violenza e alla discriminazione razziale. Diciannove sono minorenni, di età compresa tra i 13 e i 15 anni, sei maggiorenni, per altri sei, invece, non si è potuto procedere. Il caso scaturì a ottobre del 2019 dalla denuncia di una inorridita madre senese, che dopo aver scoperto la chat (chiamata “The Shoah Party”) di cui faceva parte il figlio redicenne, si è rivolta prima al dirigente scolastico e poi ai carabinieri. I militari, coordinati dalla Procura Distrettuale di Firenze, hanno fatto scattare i decreti di perquisizione e di sequestro di pc, tablet e smartphone, scoprendo che la divulgazione delle immagini era partita nel 2018 da Rivoli, comune alle porte di Torino, andando avanti fino a pochi giorni prima delle perquisizioni. Gli apparati sono stati poi affidati a degli ingegneri fiorentini per l'estrazione delle copie forensi, analisi ancora in atto che si è rivelata particolarmente lunga e complessa. Per questo motivo alla scadenza dei termini delle indagini è stata chiesta al giudice una ulteriore proroga di sei mesi per poter avere delle riproduzioni attendibili dei contenuti di quelle torbide chat. Entro la fine dell'estate, una volta estratto ed approfondito il materiale, l'autorità giudiziaria sarà in grado di promuovere in giudizio accuse che si annunciano già da questa fase molto pesanti, le cui pene edittali prevedono molti anni di reclusione.