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Siena, i duri di comprendonio, il Pd, il M5S e Banca Mps. Estote parati

Giuseppe Silvestri
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di Davide Vecchi Alle medie, per spronare i compagni duri di comprendonio, la professoressa ironizzava: “Metto i sottotitoli?”. La Rai li aveva introdotti da poco ed erano entrati nel linguaggio comune. Oggi mi trovo costretto a metterli pure io al commento che ho pubblicato martedì per condividere le difficoltà e la gioia di aver riportato in edicola il Corriere. Non per tutti, per carità. Molti hanno compreso e anzi ringrazio quanti hanno scritto o telefonato per augurarci buon lavoro e promettere il loro sostegno. Ma per chi ha colto e tentato di strumentalizzare quanto ho scritto. Eppure il concetto era semplice: la storia ci costringe ad affrontare un momento molto complesso ma avete una città straordinaria, siete un popolo abituato e capace ad agire unito per difendere tradizioni e valori secolari che oggi come non mai fanno la differenza, quindi ho tentato in ogni modo di riportare il Corriere in edicola perché noi vogliamo esserci e raccontare anche questa vostra rinascita. Così come abbiamo fatto a seguito del tracollo di Mps. Nel 2013, ricordate? La città s'è svegliata privata della pioggia di ricchezza che la Rocca distribuiva un po' a chiunque. Poi i licenziamenti, le Contrade private di contributi. Qualche protesta ma zero lamentele. Molta rabbia trasformata in capacità di ristrutturare, reinventarsi, ripartire. E in pochi anni siete riusciti a rialzarvi senza battere ciglio. La banca perdeva pezzo per pezzo, svendeva filiali, cedeva valore, continuava a bruciare ricchezza. Voi avete imprecato, anche con forza, ma intanto avete fatto andare testa e mani per ricostruire ogni centimetro. E meglio di quel che c'era. In appena due anni la città si è interamente reinventata per l'accoglienza turistica. Sulle macerie di Mps voi avete ricostruito una nuova città, altri hanno tentato di redigere fortune politiche. C'ero quando Beppe Grillo fece lo show all'assemblea dei soci. Il Movimento 5 Stelle che gridava: “Fuori la politica dalle banche”. Gli stessi grillini che hanno tenuto bloccate le nomine per una settimana intera pretendendo (e ottenendo) l'applicazione del più classico manuale Cencelli e scegliere i vertici di Terna, Enav e pure Mps. Per non parlare del Partito Democratico, compagno di M5S del recente Cencelli. Il rapporto del Pd con Siena e Mps meriterebbe un libro, non poche righe. Eppure ancora oggi tra loro qualcuno fa finta di nulla. Come dimenticare quel messaggio inviato a Matteo Renzi e da lui letto il 2 settembre 2013: “Vado a dritto sulle nomine?”. Gliel'aveva inviato Bruno Valentini che trasecolò, negò, bofonchiò. Dopo sette anni è ancora lì. Ma ci siamo anche noi. E raccontiamo l'oggi ricordando ciò che è stato ieri. Ora il sindaco De Mossi sta cercando di far recuperare alla città ciò che ritiene le debba restituire la banca: 3,8 miliardi. Non so se sia una sorta di Don Chisciotte contemporaneo, so però (e lo ricordo agli smemorati) che negli anni in cui Rocca Salimbeni era intoccabile, De Mossi era l'unico avvocato cui a Siena si rivolgevano quanti volevano adire le vie legali nei confronti della banca. Forse Don Chisciotte lo è sempre stato. E ha vinto diverse battaglie. Non a caso è diventato sindaco conquistando una maggioranza per lo più basata su un voto di protesta al passato. Quindi perché non provare a vedere come andrà? Io fossi senese lo sosterrei anche solo per vedere come finisce questa battaglia contro Mps. Pure questo, forse, potrebbe rientrare nel miracolo tutto senese che vi fa smadonnare sulle macerie mentre già ci ricostruite sopra.