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Coronavirus Siena, professore dell'Università ipotizza che nel sud Italia possa esserci uno scudo genetico

Marco Decandia
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C'è uno scudo genetico che ha protetto l'Italia del sud dalla furia del Coronavirus che ha metto in ginocchio le regioni del nord? "L'ipotesi è da validare prima di trarre conclusioni certe, ma è già fondata su solide basi scientifiche". A dirlo è Antonio Giordano, professore di Anatomia patologica all'Università di Siena, nonché fondatore e direttore dell'Istituto Sbarro per la ricerca sul cancro e la medicina molecolare di Philadelphia e nel direttivo scientifico dell'Istituto superiore di sanità, come delegato del ministero dell'Ambiente, con un incarico sui legami fra malattie e ingiurie ambientali. E' fra gli autori di un articolo pubblicato su Frontiers Immunology dal titolo "Covid-19 e alta mortalità in Italia: non dimentichiamo la suscettibilità genetica". Giordano spiega: "E' un'opinione che anticipa un lavoro importantissimo che stiamo conducendo sul tema". L'idea, in sintesi, è che tra i fattori chiave che hanno contribuito a disegnare in modo tanto netto la mappa dell'epidemia nel nostro paese ci sia anche "un'interazione fra dna e ambiente, una forma di difesa, un assetto genetico protettivo contro gli effetti più gravi del patogeno pandemico, che dai numeri sembra più diffuso al sud rispetto al nord".