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La Brambilla si scaglia contro chi vuole sparare ai lupi

Michela Vittoria Brambilla

Sergio Casagrande
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La proposta di riaprire la caccia al lupo, contenuta nel "Piano di gestione" all'esame, il 2 febbraio 2017, del Governo e dei presidenti delle Regioni, «non solo non è fondata su dati e riscontri scientifici, ma ha un fine tutto politico», candidamente confessato nel piano stesso: «Superare il clima dicontrapposizione» con gli allevatori, attraverso «una dimostrazione di flessibilità». Insomma - riassume Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente - «crepi il lupo, purché regni la pace sociale». Invece no, sottolinea l'ex ministro, «i lupi non si toccano, Governo e Regioni ascoltino il parere degli esperti e le voci indignate di centinaia di migliaia di cittadini». «Quando si mettono in moto interessi economici e i pacchetti di voti ad essi collegati - continua l'ex ministro - a pagare il conto è sempre l'anello più debole: in questo caso il lupo, magnifico predatore, simbolo di fierezza e di libertà, al quale proprio l'Italia, con una saggia politica di conservazione, ha restituito solide speranze di sopravvivenza. Ora, perché fa comodo a qualcuno, si vuole intaccare un patrimonio di tutti, tornando indietro di oltre quarant'anni. Faccio dunque appello ai presidenti delle Regioni, quelli che non hanno già manifestato la loro contrarietà, e al governo, perché ascoltino esperti di fama internazionale come Marc Bekoff che considerano il via libera agli abbattimenti un incentivo ai bracconieri, inefficace  anche come strumento di contenimento. Se non basta - prosegue la parlamentare - ascoltino almeno le proteste di centinaia di migliaia di cittadini, che stanno firmando petizioni su internet e inondando di email le caselle postali delle autorità coinvolte. Il governo Gentiloni, nato come sbiadita fotocopia del precedente, ha un'occasione straordinaria: marcare (almeno in questo) la discontinuità rispetto all'esecutivo Renzi, di gran lunga il più ostile agli animali (e ai selvatici in particolare) della storia della Repubblica».