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Aziende del Chianti in rivolta: "Fermate cinghiali e caprioli"

Andrea Bianchi
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La forte presenza di ungulati, cinghiali e caprioli, nelle zone del Chianti senese mette a rischio la produzione del vino. La denuncia e' stata fatta questa mattina al castello di Brolio in conferenza stampa dai produttori aderenti al consorzio del Chianti classico preoccupati per gli effetti economici negativi che hanno origine dai danni provocati dagli animali. "Sono enormi i problemi per il nostro lavoro di imprenditori del vino, i danni ei sono ingenti. Si e' raggiunto un limite insopportabile non solo per la nostra economia ma anche per l'ambiente" ha denunciato il barone Francesco Ricasoli. Infatti i produttori sottolineano di essere costretti a recintare le vigne per evitare la presenza degli animali con spese consistenti che incidono sui bilanci. "Ma non possiamo recintare tutto. Non abbiamo strumenti di difesa" sottolinea Rolando Bernardini , anche lui produttore. "Una situazione che non puo' continuare cosi" aggiunge il direttore del consorzio Giuseppe Liberatore che dà un giudizio comunque positivo sulla "legge obiettivo" della Regione Toscana in via di approvazione: "è un passo avanti". Il problema secondo i produttori e' come intervenire. A loro parere non funzionano le squadre dei cosiddetti 'cinghialai' che dovrebbero fare gli abbattimenti degli animali, gruppi che per la loro attivita' "hanno interesse che cinghiali e caprioli siano presenti nel territorio" hanno puntualizzato. Nel corso della conferenza stampa oltre alle immagini dei danni alle colture sono state documentate anche attività di persone che danno cibo ai cinghiali. Si stimano danni per diversi milioni di euro.