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Montomoli: "Salvare la sede di Siena Biotech, vuol dire salvare la ricerca senese"

Gaia Tancredi
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La fine della Siena Biotech è una sconfitta politica, strategica e amministrativa di enormi dimensioni per la città, considerando che gran parte del futuro, stando alle visioni di tutti i politici e gli amministratori che si sono avvicendati negli anni, promettevano che il terreno di sviluppo del territorio sarebbe passato dalle biotecnologie. Il crollo del parco dei ricercatori, nato e vissuto grazie alla Fondazione Mps, ha ricevuto nei giorni scorsi l'eutanasia dalla stessa Fondazione. E ora rischia di aprire una voragine che potrebbe inghiottire un intero sistema. Il professor Emanuele Montomoli, uno dei più autorevoli ricercatori della nostra città, offre un punto di vista molto rappresentativo e allarmante di questo possibile tracollo che potrebbe coinvolgere un indotto finora florido e produttivo per il nostro territorio che, alla luce dei fatti, rischia di rimanere schiacciato dalla fine ingloriosa del polo biotecnologico, per anni è stato fiore all'occhiello della Fondazione Mps e della città. “Una politica strategicamente fallimentare portata avanti per un decennio ha prodotto la fine della Siena biotech - dichiara Montomoli - Senza un progetto di continuità aziendale era normale che finissse tutto così. Ma il fallimento rischia di portare con sè un intero indotto. Se l'edificio che ospitava la Siena biotech dovesse essere chiuso, sarebbe un disastro. Al suo interno sono incubate varie società di ricerca ed altre avrebbero dovuto esserlo dal 1 gennaio del 2015. Anche la società di cui sono responsabile scientifico, la VisMederi, (che si occupa di ricerca e servizi avanzati nel campo delle scienze della vita e dell'analisi per controllo qualità di alimenti, acque, ambienti), dal 1 gennaio doveva trasferirsi dalla Toscana Life sciences all'edificio di Siena biotech. Ma se il curatore fallimentare dovesse chiudere l'edificio anche la nostra attività, come quella di tutte le altre società che operano in quel sito, sarebbe paralizzata, con conseguenze spaventose”. Ecco il motivo per cui Emanuele Montomoli rivolge un appello alle istituzioni, dal Comune alla Regione Toscana, perchè intervengano per preservare edificio e strumentazioni della Siena biotech, prima che gli effetti della sua chiusura, si riversino irrimediabilmente su altri soggetti che hanno tutto il potenziale per tenere alta la bandiera delle ricerche biotecnologiche nella nostra città e mantenere interessi e primati in campo internazionale: “Le istituzioni si attivino subito per fare in modo che la Siena biotech possa vivere ancora attraverso le società che vi operano al suo interno. Devono impegnarsi per individuare in pochi giorni un piano di salvataggio dell'edificio, non si può aspettare, perchè la ricerca non aspetta. Le istituzioni non possono ignorare che esistono società che operano molto bene in Italia e all'estero e che producono risultati, garantendo posti di lavoro, come la nostra che in 5 anni da tre è arrivata a 30 dipendenti. Tutto questo patrimonio non può essere gettato al vento e disperso, ne va del futuro di tutto il territorio”. Gaia Tancredi