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Si rinnova il miracolo delle "sacre particole"

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Sonia Maggi
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   A distanza di un secolo la scienza viene di nuovo sconfitta dalla mistica dei miracoli. L'incomprensibile. Il prodigio. Quello che le leggi della fisica e della chimica non riescono a spiegare nemmeno nel 2014, si trova a due passi da noi. E' custodito nella Basilica di San Francesco. Il miracolo delle "sacre particole” rinnova proprio quest'anno la sensazionalità della sua esistenza. E se non si vuol accettare il fenomeno religiosamente interpretato come la presenza del divino, non si può nemmeno nascondere lo stupore, il fascino e la meraviglia che suscita da sempre nei laici. Un evento che non trova spiegazione logica, nonostante le sperimentazioni a cui ripetutamente è stato sottoposto. La novità dei giorni nostri riguarda proprio l'affermazione del miracolo. A distanza di cento anni esatti dall'ultima verifica scientifica sullo stato delle sacre particole, una nuova commissione di esperti sta per emettere identico verdetto: ostie perfettamente integre nonostante il passare del tempo, fragranti come pane fresco. Le 223 particole custodite nella teca di vetro e quindi nella pisside d'argento all'interno della Basilica di San Francesco, sono perfettamente integre contro ogni legge della natura. Muffe e batteri sono presenti nel contenitore, ma le ostie non mostrano alcun grado di alterazione. Come si spiega? Impossibile da un punto di vista scientifico. Un miracolo da un punto di vista religioso. Nel mese di settembre l'arcivescovo Antonio Buoncristiani, in occasione dell'apertura dell'anno eucaristico della diocesi 2015, ha deciso di ripetere la verifica sullo stato di conservazione delle sacre particole e ha nominato una commissione che si è incaricata delle analisi sulle ostie e sulla teca che le contiene. Fra i membri della commissione anche un ricercatore del Cnr. Ebbene, è ormai certo il responso consegnato al capo della diocesi: le sacre particole sono ancora intatte e perfettamente conservate come 100 anni fa, all'epoca dell'ultima verifica scientifica. Come a Napoli per il sangue di San Gennaro, anche Siena rivive dunque il miracolo delle sacre particole. Nel contenitore sono state rinvenute muffe e batteri che incredibilmente non hanno intaccato nessuna ostia presente nella pisside. E che un fenomeno del genere non sia possibile lo dimostrò anche l'arcivescovo di Siena Tiberio Borghese, molti anni fa, quando fece sigillare alcune ostie non consacrate in un contenitore che fu riaperto dieci anni dopo. Il risultato fu quello di trovare nel vetro frammenti decomposti di materia e vermi. La ripetizione della verifica a cento anni dall'ultima, e per di più in occasione dell'anno eucaristico, rappresenta un importante messaggio di fede per la chiesa e tutto il popolo dei fedeli senesi e naturalmente l'arcivescovo ne divulgherà ampiamente il messaggio. Ai laici resta la spettacolarità di un fenomeno avvolto nel mistero che tuttavia mina da sempre le più rigorose teorie della prova empirica. Il miracolo Nel 1730, il 14 agosto, mentre il popolo senese era accorso in cattedrale per i vespri e l'offerta del cero votivo alla Madonna Assunta, i ladri entrarono indisturbati nella basilica di San Francesco e rubarono la pisside d'argento piena di particole consacrate. Fu uno choc per la città che si riunì in preghiera e in atti di devozione per riparare al furto sacrilego. Tre giorni dopo, il 17 agosto, le particole furono rinvenute nel santuario di Provenzano dentro una cassetta delle elemosine. La città fece festa e si organizzarono processioni di ringraziamento. Si decise di non consumare quelle ostie consacrate, rubate e ritrovate, e nel tempo ci si rese conto che non si deperivano, restando "incorrotte” nei secoli.