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Siena, Matteo Betti schermidore paralimpico: "La cosa più bella è scoprire di essere un esempio per i giovani"

Marco Decandia
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Matteo Betti, da sportivo e da senese, ha salutato con triste approvazione il fatto che il Palio e i Giochi olimpici siano stati rinviati a causa dell'emergenza Coronavirus. Lo schermidore senese, con tre Paralimpiadi nel curriculum e tante medaglie e risultati che diventano momento di ispirazione per chi vuole fare sport senza fermarsi davanti a una disabilità, nel periodo del lockdown, per allenarsi, ha allestito una piccola palestra a casa sua, sfruttando lo spazio della mansarda. Ora è il momento di tornare in pedana, confrontandosi con altri atleti. "Pronto per ricominciare - commenta. - La ripartenza del calcio è un segnale positivo”. La pericolosità del virus è stata chiara a metà febbraio: "Eravamo in Ungheria, all'aeroporto gli atleti cinesi non furono fatti passare alla dogana e non poterono partecipare alla gara. Ebbi il sospetto che la cosa non fosse solo un problema della Cina”.  Siena ha grande tradizione nella scherma, nel cui solco si inserisce anche lo stesso Betti: "Poter essere d'ispirazione per i bambini del Cus mi fa grande piacere: me ne accorgo che si avvicinano e mi guardano in modo particolare. Mi piace anche sapere che posso essere di stimolo a tanti ragazzi, e faccio un esempio: alla fine delle Paralimpiadi di Pechino 2008, dove ho chiuso quinto nel fioretto individuale e settimo nella spada, mi è arrivata la mail di una ragazzina emiplegica che, dopo avermi visto gareggiare, ha deciso di cominciare a fare sport. E' il nocciolo di quel che facciamo, i nostri successi sono un mezzo. A 19 anni tiravo ancora in piedi e mi vide Fabrizio Di Rosa, nel giro della Nazionale paralimpica, in una gara regionale. Mi ha contattato e mi sono seduto in carrozzina. Mi ha cambiato la vita. La carrozzina non è un tabù ma uno strumento, come un fioretto”.