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Siena presta a Forlì il quadro di Cassioli su Provenzano Salvani

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Il dipinto di Amos Cassioli "Provenzan Salvani nella Piazza del Campo in atto di raccogliere elemosine per trar l'amico suo di pena" ha lasciato il Palazzo pubblico di Siena, direzione Forlì, dove sarà tra i protagonisti, fino all'11 luglio, della prestigiosa mostra "Dante. La visione dell'arte da Giotto a Picasso" nei Musei di San Domenico della città romagnola. Il capolavoro, commissionato nel 1869 grazie ad una sottoscrizione pubblica, fu premiato all'esposizione internazionale di Vienna del 1873. Nell'occasione è stato sottoposto a un accurato restauro.

Il soggetto è uno dei più celebri episodi della Divina Commedia, che vede protagonista appunto Provenzano Salvani, condottiero senese vittorioso a Montaperti, caduto poi nella battaglia di Colle Val d'Elsa il 17 giungo 1269. Per il suo pentimento in punto di morte, Dante lo colloca in Purgatorio (e non all'Inferno) tra i superbi, e gli evita l'Antipurgatorio proprio per il gesto ritratto da Cassioli. Nel XI canto, infatti, Oderisi da Gubbio narra che l'atto straordinario di umiltà compiuto per riscattare l'amico Bartolomeo Seracini, catturato da Carlo d'Angiò durante la battaglia di Tagliacozzo, Pur essendo all'apice del suo potere, il Salvani si umiliò pubblicamente andando a chiedere l'elemosina ai suoi concittadini nel Campo (l'attuale piazza del Campo) per riuscire a pagare la taglia di 10 mila fiorini d’oro e liberare una persona a lui così cara. In ricordo di questo episodio, è stata posta una delle lapidi dantesche che si trovano nel centro storico di Siena. Riporta proprio i danti danteschi a lui riservati, "Liberamente nel Campo di Siena, ogni vergogna deposta, s’affisse" (Purgatorio XI, versi  134-135). Si trova proprio in piazza del Campo, all'imbocco del Casato di Sotto.

Leggenda vuole che il miracolo della Vergine, a cui è dedicato il Palio del 2 luglio (un soldato spagnolo scelse l'immagine sacra come bersaglio per il suo archibugio, ma quello gli esplose tra le mani, uccidendolo) si sia verificato proprio dove sorgeva la sua residenza a Siena. Lì fu poi costruita la chiesa della Madonna di Provenzano.