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Incredibile, ma vero: “Vietato inzuppare i cantucci nel Vin Santo”

Andrea Bianchi
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Nel mondo che va al contrario non stupisce che una azienda di Gaiole in Chianti, Rocca di Montegrossi, decida di consigliare ai propri clienti il “divieto di inzuppo” del cantuccino nel Vin Santo. La spiegazione dell'iniziativa è “scientifica” e pare perfino condivisa da tanti esperti. Ma non certo dai consumatori che da tradizione, quella vera, non possono non associare ai due prodotti dalle radici secolari, un gesto che racchiude la storia della terra senese e Toscana, le tradizioni dei nostri nonni, la felicità di godersi un prodotto unico.  A rivelare questa iniziativa, ritenuta dal popolo del web “bizzarra” scatenando polemiche e “forme di resistenza”, è stato il sito intravino.com.  Il Vin Santo è sempre stato il vino dell'accoglienza “che i contadini offrivano dalle nove del mattino alle otto della sera come ora si propone un caffè” mentre il cantuccino, poco friabile e con una certa consistenza, si sposava (e si sposa) con l'inzuppo in un “rito collettivo liberatorio”. Il consiglio di non inzuppare è vecchio, l'invito dei sommelier è stato costante, ma il divieto è una novità assoluta con tanto di simbolo nella bottiglia e la scritta perfino in inglese.  “Una educazione al bere bene, a non contaminare due eccellenze” dicono gli esperti. “Un incentivo a non godere” rispondono i consumatori.