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Palio di Siena: il cavallo Urbino, re destituito di corona e scettro. Corse quattro Carriere e ne vinse tre

Andrea Battaglia
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“Essere amati da un cavallo o da qualsiasi altro animale dovrebbe riempirci di timore reverenziale perché non ce lo siamo meritato abbastanza”. Sicuramente l'amore che Urbino de Ozieri ha donato al Palio, alle contrade e ai contradaioli non è stato corrisposto sul tufo, ma lo ha potuto ricevere in quell'immenso applauso che il 13 agosto 2002 lo ha abbracciato passeggiando come un re lungo l'anello di Piazza. Un giro d'onore unico, organizzato dal Corriere di Siena e grazie alla sensibilità dell'allora sindaco Maurizio Cenni, in cui il grande barbero diventato leggenda (addirittura quando era ancora in vita), si riprese lo scettro e la corona che le nuove strategie del Palio moderno gli avevano tolto. Una gran bella emozione che coinvolse tutti, applaudire era proprio come abbracciare quel “vecchietto” di 27 anni e che tanti non avevano mai né visto né conosciuto. Applaudirono e rimasero meravigliati molti ventenni che addirittura credevano che Urbino fosse morto negli anni Ottanta; applaudirono e si emozionarono chi, a fine anni '70, ebbe la fortuna di vedere quel bellissimo cavallo nelle uniche quattro Carriere corse, di cui tre vinte prima di essere escluso per “manifesta superiorità”. Tre anni più tardi, nel giugno 2005, appena compiuto il trentesimo anno di età, Urbino morì a Fogliano nella scuderia di Mario Savelli, assistito dal veterinario Francesco Bruni che fino all'ultimo cercò di strapparlo alla morte. Una fine però poetica perché nonostante fosse rimasto lontano dai riflettori e perfino ritenuto morto, dimenticato da tutti, sembrò attendere quel ritorno in Piazza del Campo, per salutare la città e tutti i contradaioli che lo avevano amato. E solo a quel punto si lasciò morire. Un mito Di Urbino si potrebbe scrivere pagine di storia, di poesia, perfino di sociologia perché ha davvero rappresentato una evoluzione della società contradaiola e senese. Ma c'è di più, perché il suo nome ha sempre evocato il mito del Palio, “quello di una volta”. Portato a Siena nel 1976 dai brucaioli Pier Guido Landi, Danilo Boschi e Guerriero Cappannoli (i loro storici proprietari), come detto Urbino ha rappresentato la prima 'vittima' del Palio moderno. I capitani lo scartavano sistematicamente per 'manifesta superiorità'. Era il cavallo destinato a vincere sempre, a sbalordire, a rendere anonimi perfino gli altri colleghi del tufo come Rimini e Panezio. Era un barbero potente, veloce dal galoppo fluido e preciso. Per quasi dieci anni (dal 1978 al 1987) è stato suo il miglior tempo della Piazza, con un minuto,14secondi e15centesimi. Fino al 2004 visse nella scuderia di Augusto Posta, a Casteldelpiano, coccolato come un figlio. Stesse cure che gli sono state riservate da Mario Savelli negli otto mesi che rimase nelle scuderie a Fogliano. Era andato lì a morire, era tornato vicino a Siena e a Piazza del Campo. Quell'emozione Oggi, sempre più spesso, c'è una gara tra personaggi mediocri e sconosciuti della vita italiana a chi grida più forte contro il Palio, Siena e la sua vita. Non è come negli anni '60, '70, '80 e '90 quando ad alzare la voce erano grandi intellettuali come Ezra Pound, Calvino, Montanelli, Eco, Cardinio significativi giornalisti. Per questo quell'iniziativa del Corriere di Siena, all'inizio del Terzo Millennio, organizzata e voluta dal nostro giornalista Andrea Bianchi Sugarelli che scovò Urbino sull'Amiata risultò uno dei momenti più emozionanti della storia del Palio. E' stato il primo in assoluto perché un altro giro d'onore venne organizzato decenni primi in onore di Gaudenzia, ma la grandissima cavallina morì pochi giorni prima. L'immagine del ritorno di Urbino in Piazza del Campo, con una passerella che tributò il doveroso omaggio ad uno dei più grandi cavalli sul tufo, ebbe una eco internazionale. Fu la fotografia più vera e genuina di cosa significasse e significava il cavallo per Siena ed i senesi. Quel 13 agosto 2002, all'età di 27 anni e a distanza di 20 dall'ultimo suo ingresso sul tufo, Urbino era lì. Urbino, la storia ancora in vita, ma già scritta nel grande libro dei ricordi, era lì, stanco, ma sicuramente felice. Felice di aver respirato ancora una volta l'aria della Festa e aver sentito riecheggiare i canti della tradizione e il suono delle chiarine. Riposa in pace Un po' tutti, fino allora, si erano dimenticati di lui. Purtroppo, è il destino dei cavalli del Palio, soprattutto di quelli che diventano leggenda i quali, benché vivi, nell'immaginario delle persone, sono già volati via. Onestamente, Urbino meritava qualcosa di più che la sola aria fresca della montagna e del riposo al prato, lontano dai riflettori e dall'amata e odiata Siena, che lo ha mandato in pensione nel fior fiore dell'età e delle proprie virtù. Oggi il suo corpo riposa nella scuderia di Mario Savelli, sotto una tomba prima fatta di 30 massi e poi di una stele magnifica. Nel giugno del 2016, infatti, grazie ad una iniziativa che coinvolse molti senesi e le tre contrade nelle quali il barbero trionfò (Selva, Pantera, Aquila), il nome ed il ricordo di Urbino è tornato ancora ad aleggiare nel mondo del Palio. I dirigenti delle tre contrade, insieme ai fantini vittoriosi che montavano il grande barbero (Aceto, Bastiano e Cianchino) furono protagonisti di una cerimonia per rendere omaggio ad Urbino dedicandogli una tomba celebrativa, là dove Savelli aveva messo i trenta sassi. In una atmosfera unica, ecco ergersi l'elegante sepolcro, di marmo bianco, su cui si legge una scritta che ricorda i suoi tre trionfi in Piazza mentre in lontananza dal colle di Fogliano si vede la Torre del Mangia e la fisionomia della città di Siena. A casa Savelli fu una vera e propria festa, tra storici fantini e storici dirigenti che hanno vissuto in prima persona le vicende della Festa senese: "E' bellissimo vedere tanti senesi a celebrare un cavallo così importante - disse allora Mario Savelli -. Speravo proprio di arrivare ad un giorno come questo, che è la dimostrazione che queste cose a Siena uniscono tutti. Ricordo le tante televisioni, anche straniere, che si sono interessate a lui e che hanno raccontato la sua storia. Adesso ai miei cavalli che passeranno da qui davanti dirò di prendere ispirazione ed esempio da Urbino, un cavallo che ha scritto la storia". Aver riportato Urbino de Ozieri in Piazza del Campo anche solo per una passeggiata d'onore e, in particolar modo, averlo avvicinato in una scuderia alle porte di Siena fu un grande gesto di amore e di rispetto verso la sua storia. In fondo se ancora oggi i senesi vivono di sogni e di una grande tradizione, lo devono anche a barberi come Urbino.