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Finisce in tribunale la fusione Bancasciano-Montepulciano. Accuse pesanti

Andrea Bianchi Sugarelli
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Non ci sono solo la crisi e gli scandali del Monte dei Paschi a tener banco, nel mondo delle banche senesi la situazione è in grande subbuglio. Nelle ultime settimane, infatti, è iniziata una “guerra pubblica” legata a Bancasciano che ha portato alla luce un dibattito che adesso finisce in tribunale. La questione riguarda la proposta di fusione tra la banca di Credito cooperativo di Asciano e quella di Montepulciano che dovrebbe andare in porto domenica con la convocazione delle rispettive assemblee dei soci che dovranno deliberare l'importante decisione. C'è un ma. Infatti è stato costituito un Comitato di soci della Bancasciano che si oppone alla fusione e che vuole vederci chiaro soprattutto sulla concessione delle deleghe scorgendo “comportamenti non virtuosi” da parte dei massimi dirigenti delle due banche. Anche la Banca d'Italia avrebbe messo gli occhi sulla vicenda, lo testimonierebbe una ispezione di qualche mese fa ed i punti interrogativi legati alla fusione di due Istituti di credito cooperativo con bilanci in perdita negli ultimi anni 2012 e 2013. Esposto in Procura Nei giorni scorsi si è passati addirittura alle vie legali. Andrea Bellandi, uno dei soci storici della Bancasciano (anche attraverso l'azienda Birreria sas di Piazza del Campo) ha presentato alla Procura della Repubblica, tramite l'avvocato Luigi De Mossi, principe del foro di Siena, un esposto chiedendo di indagare sulla fusione delle due banche perché le ragioni e motivazioni che dovrebbero giustificare la stessa fusione “sono rimaste ignote”. C'è il timore tra i soci che questa decisione non abbia tenuto conto delle “reali esigenze della compagine e solo in virtù di una scelta fatta da pochi” ovvero “amministratori, sindaci e alta direzione”. Alla Procura, Bellandi chiede che i magistrati acquisiscano “copia delle deleghe e conseguenti sit per capire come le stesse siano state rilasciate”, indicando i nomi di Gianfranco Trapassi, Capannoli G.F. srl, Mario Vegni, Fabio Gallorini, Massimo Calamati, Maurizio Fattori, Ivo Ascani, Rita Nucci, Mirella Burresi, Foto Ottica Calamati snc, Rolando Sbbatini, Maria Teresa Zeppi, Livio Monnanni, Alda Giovannuzzi, Caterina Giuseppa, Giovannino Ricci, Carla Baldelli, Massimo Maccari, Mauro Maccari, Terranova srl, Carlo Barbieri”. Situazioni strane Ogni singolo socio della Banca Asciano, anche solo per poter essere candidato, deve presentare alla banca le firme di almeno il 5% dei soci legittimati alla votazione. Ad oggi pertanto oltre 180 firme, “autenticate oltretutto esclusivamente dagli stessi consiglieri che dovrebbero essere sostituiti. “L'assurdità di una tale situazione – spiega Andrea Bellandi – è ben evidenziata dal fatto che, all'esito dell'assemblea, gli ultimi consiglieri eletti risultano aver ricevuto meno voti di quelli necessari per presentare la candidatura, situazione clamorosamente contraria a tutti i principi del diritto societario. Riteniamo che tale argomento sia antidemocratico, abbia svuotato l'assemblea dei soci di molte delle sue peculiarità e sia in contrasto con quanto disposto dal nostro ordinamento. Ma al di là degli aspetti squisitamente civilistici si chiede, inoltre, un approfondimento in merito al metodo di raccolta delle deleghe infatti sarà opportuno verificare se siamo in presenza o meno di deleghe in bianco, deleghe cioè consegnate agli amministratori. Ossia è necessario valutare se le deleghe siano state rilasciate senza il nome del delegato e senza che la delega sia stata autenticata al momento della firma. Le deleghe inerenti l'ultima assemblea dei bilancio (maggio 2014) erano state date quasi esclusivamente ai famigliari della classe manageriale”. Nomi e fatti specifici Nell'esposto, di cui il Corriere di Siena è venuto in possesso, si chiede alla procura di indagare ed accertare “se il presidente del Cda della Bancasciano Paolo Lorenzoni abbia o meno trasferito parte della propria esposizione (sia indiretta che diretta) della Bancasciano a quella di Credito cooperativo di Montepulciano); accertare se Corrado Benocci membro del cda della Bancasciano abbia o meno provveduto a fornire materiali ed inerti per i lavori della nuova sede nel caso valutando il valore dell'appalto o subappalto e se i prezzi siano di mercato o meno e se la circostanza era nota al Consiglio e all'assemblea dei soci; accertare perché ed a quali fini il comitato dei soci contrari alla fusione è stato convenuto in giudizio e subito dopo la causa è stato abbandonato; reperendo presso la sede legale della società la documentazione ed i pareri che avrebbero dovuto giustificare l'iniziativa; accertare se, a seguito dell'ispezione della Banca d'Italia del 1 aprile-4 giugno 2014 sia stato accertato l'omessa effettuazione degli accantonamenti a rischio per il credito vantato verso l'ex vicepresidente Pietro Bazzani e ove ciò corrisponda al vero quali sono state le ragioni per le quali tale accantonamento non è stato fatto”. “A New York a spese della Banca” Dall'esposto di Bellandi, la situazione appare esplosiva. Ma nelle premesse della richiesta di indagine c'è ancora di più. Infatti viene chiesto alla Procura anche di “accertare se i dirigenti di Bancasciano abbiano avuto dei privilegi economici o benefit e se si quali (macchine aziendali, vacanze pagate, polizze vita eccetera) nonché se siano stati sottoscritti contratti di illicenziabilità (o stabilizzazione) per taluni dei dirigenti della banca e se ciò corrispondesse al vero quali delibere siano alla base siano alla base di tali decisioni e se ciò sia legittimo e legale e se questi fatti sono stati comunicati anche ai soci”. E' richiesto anche di verificare “se gli amministratori godessero della possibilità di usufruire delle gite aziendali in modo totalmente gratuito e in caso di esito positivo quali fossero i motivi di tale scelta quali tipo di delibere fossero state adottate al riguardo e se tale comportamento – una volta accertato – fosse legale. Risulta che il consiglio di amministrazione, il collegio sindacale ed alcuni dirigenti, da molti anni, partecipino alle gite sociali gratuitamente. Tale agevolazione, sarebbe giustificata dal ruolo istituzionale. Si domanda di accertare se ciò può essere plausibile anche con riferimento alla gita a New York del 2010 quando, tolti amministratori, i membri del collegio, i membri dell'alta direzione ed i loro familiari, parteciparono 4 soci oppure se possono essere imputabili tra le spese sostenute dalla Banca il pagamento del maestro di sci in occasione delle settimane bianche organizzate dalla banca stessa. Se ciò risultasse provato si ritiene che nell'occasione non si sia agito nell'interesse della banca e dei soci”. Accuse da accertare L'esposto molto articolato di ben 8 pagine del 18 novembre scorso prosegue invitando i magistrati accertare “se gli amministratori il collegio sindacale e le parti correlate abbiano o meno avuto un accesso particolarmente facilitato al credito individuando i tassi sui depositi dei consiglieri e i tassi a debito; valutando se la eventuale sperequazione mettesse gli stessi in condizione di privilegio non giustificato anche rispetto agli altri soci. Si fa presente che il cda, il collegio sindacale ed alcuni dirigenti, da alcuni anni compreso quest'ultimo, assistono al Palio di Siena con successivo convivio. Si chiede di accertare chi paga le spese relative e se tale presenza possa considerarsi istituzionale o solamente ludica. Si accerti anche se la banca abbia concesso credito basandosi su perizie effettuate da tecnici che siano riconducibili al presidente Paolo Lorenzoni (in particolar modo se alcune di esse siano state fatte dal geometra Simone Crosti socio della ditta del presidente Lorenzoni) o se altri tecnici scelti abbiano rapporti con membri del cda o con il direttore generale Guerrini e se detti crediti siano in linea con le garanzie richiesta agli altri soci e clienti”. Dettagli tra presente e passato Le dimissioni del membro del collegio sindacale Luciano Tommasi (in carica da 30 anni circa) ai soci contrari alla fusione sono risultate strane. Per questo, sempre nell'esposto, viene chiesto se siano state presentate per conflitto d'interesse e “se Luca Ciurlia, cooptato in sua vece nel mese di maggio, sia o meno commercialista personale del presidente Lorenzoni”. Bellandi ritiene che in larga parte, le problematiche derivino “dal regolamento elettorale che gli amministratori sono riusciti a far approvare all'assemblea del 2007 e che, di fatto, gli sta garantendo il controllo dell'istituto. Le modifiche apportate sono state tali che compromettere l'effettiva possibilità della base sociale di essere correttamente rappresentata. Gli amministratori ed i sindaci in carica in pratica non possono essere sostituiti se non per loro volontà, situazione che gli ha consentito e gli sta consentendo di disporne a piacimento”. Tra le ultime richieste d'indagine ci sono anche l'accertamento per “chi abbia pagato la stella al merito del lavoro conferite fra gli altri a Gianfranco Fratagnoli” e “se i compensi emolumenti e rimborsi accordati ai membri del cda e ai sindaci siano in linea con il numero dei dipendenti”. Andrea Bianchi Sugarelli