A poche ore dal ballottaggio per la poltrona di sindaco

Siena, faccia a faccia Valentini (Pd) e De Mossi (c.destra)

Mps, caso Davide Rossi, massoneria, i festini, la giustizia paliesca. E il futuro della città

Fra i due polemiche anche accese (ultima quella sulle alleanze), ma confronto civile e alla fine una stretta di mano

22.06.2018 - 00:33

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Iniziamo dalla mobilità. I taxi hanno difficoltà persino a raggiungere la redazione del Corriere. Devono inviare una mail per transitare lungo la Y storica. Cambieranno le regole?
Valentini: “Abbiamo potenziato la pedonalizzazione delle strade più centrali, che chiamiamo Y storica per convenzione. In quella zona circolavano settecento veicoli al giorno, abbiamo reso più vivibile questa parte di Siena. Ci hanno guadagnato la qualità della vita e il valore commerciale. Per i tassisti c’è un fastidio da sopportare, ma credo sia accettabile. La nostra città va conosciuta e percorsa a piedi, vale anche per il turismo di massa”.
De Mossi: “Abbiamo lavorato molto con i tassisti e i cittadini, sono stato anche in via Stalloreggi e tutte le persone mi chiedono una pedonalizzazione stringente. Ma i servizi essenziali devono poter accedere con facilità. Ridisegneremo tutti i percorsi. Il rispetto del territorio si deve coniugare con la facilità di attraversamento della città. Utilizzeremo i birilli che si alzano e si abbassano, saremo finanziati da uno sponsor”.
A proposito di sponsor, prima per ottenere risorse bastava rivolgersi al Monte dei Paschi.
Valentini: “Mps è una banca diventata grande grazie al rapporto con una piccola terra, è cresciuta tanto in modo diverso rispetto ad altri istituti. Poi da una parte c’è stata una precisa responsabilità di chi l’ha amministrata, dall’altra la cecità di chi doveva controllare e non l’ha fatto. La banca ha effettuato acquisti sbagliati nel momento peggiore, portando anche la Fondazione a indebitarsi. Ci sono amministratori sotto processo, l’attività giudiziaria in corso non deve cessare. Però la banca è riuscita a mantenere una propria autonomia grazie all’intervento dello Stato, che le ha permesso di uscire dalla crisi. Il primo bilancio trimestrale del 2018 è di nuovo in utile, oggi la banca ha la possibilità di proseguire la propria storia. Spero che lo Stato non esca dall’azionariato sociale”.
De Mossi: “Questo non è un piccolo territorio, ma un grande territorio che non ha più una grande banca. La responsabilità è del Pd che ha amministrato territorio e banca. Anche Renzi ha detto che è stata fatta cattiva politica, non c’è dubbio di chi siano le responsabilità. Valentini vuole che lo Stato rimanga? Io lo dico da un pezzo. Il problema della banca sul territorio è anche occupazionale. Deve rimanere a Siena con la sede storica e operativa. Con lo Stato io posso parlare, una parte di chi governa è con me”.
Quale deve essere la vocazione della banca e quali sono gli errori che sono stati fatti sul territorio?
Valentini: “Per adesso il governo non si è mosso benissimo. Dobbiamo garantire che la politica stia fuori, tutti i partiti hanno la tendenza a ingerire. Le colpe di quello che è accaduto sono dei manager. In due commissioni di inchiesta le grandi responsabilità del Pd non sono venute fuori, mentre energono con forza quelle di chi doveva controllare o autorizzare l’acquisto di Antonveneta. Tutto questo è accaduto sotto un governo di centrodestra. A De Mossi dico che già sei mesi fa ho chiesto che lo Stato rimanesse all’interno della banca”.
De Mossi: “Il primo esposto su Antonveneta l’ho fatto io. E anche per chiarire i rapporti con Giuseppe Mussari, voglio ricordare che ho fatto molte denunce, ho adempiuto al dovere professionale e di cittadino che non si piega. C’è un documento di Pirondini in cui si afferma che Mps ha rinunciato a fare due diligence e comprato a scatola chiusa escludendo Interbanca. Nel cda la maggioranza era del Pd”.
Quali sono stati i vostri rapporti personali con Mussari? 
De Mossi: “Se denuncio una persona e mi costituisco parte civile nel processo di Milano, deducete voi quali sono i miei rapporti con lui. Non ci parlo da circa venti anni”.
Valentini: “Io non ho mai avuto incarichi in Mps. Avevo una conoscenza marginale di Mussari. Da sindaco di Monteriggioni ho avuto rapporti con la Fondazione quando c’erano da prendere finanziamenti per investimenti pubblici. Ho detto pubblicamente che mi vergogno che Mussari abbia dato denaro al Pd, soldi che trasudano errori così gravi che incomberanno sulla nostra città per molti anni. Ho definito in consiglio comunale “una banda di delinquenti” color che hanno gestito. Non era mio amico, la storia lo ha giudicato, spero lo giudichino i processi”.
A vostro avviso qual è la verità su David Rossi?
Valentini: “I magistrati hanno riaperto le indagini due volte e pare ci siano le condizioni per farlo una terza. La città vuole la verità, siamo sballottati fra una tesi e un’altra. Dobbiamo sapere, la magistratura deve riuscire a far trovare serenità alla famiglia e a tutta Siena”.
De Mossi: “Ho difeso il giornalista Davide Vecchi su vicende che attingevano alla situazione legata alla morte drammatica di Rossi, preferisco non commentare fino a quando la sentenza non sarà passata in giudicato. Poi dirò la mia. La verità comunque è nelle carte. Il dolore della famiglia va rispettato”.
Alcune recenti rivelazioni in trasmissioni televisive fanno apparire Siena come la città dei massoni e dei festini a luci rosse. E’ davvero questa la realtà?
Valentini.: “Vogliamo uscire da questo periodo buio e contorto. Siamo una città con grandi beni culturali e valori. C’è stata un’insistenza quasi morbosa. Uno show è stato fatto passare come un’inchiesta giornalistica. Di Siena hanno parlato bene in tanti, persino Obama. Quella è la vera Siena. Sulla vicenda di Rossi, se ci sono margini di dubbio, vogliamo sapere. La situazione crea sconcerto e tifoserie. Abbiamo bisogno di fidarci dei magistrati, il Paese ha bisogno di questo punto di riferimento”.
De Mossi: “Il partito del complottismo c’è. Esistono i circoli massonici? Mi dicono di sì, io certo non ne faccio parte. Siena è stata danneggiata dalle dichiarazioni. Credo che parlare di cose che non si conoscono legandole a vicende che sono squisitamente politiche e amministrative sia un vulnus per tutta la città”.
Siena è una città ricca di bellezze, storia e tradizioni. E ha il Palio. Basterà a garantirle un futuro o può e deve puntare anche su altro?
Valentini: “Ci sono altre possibilità. E’ bene sottolineare che il Palio non è mai un fenomeno turistico, è la vita dei senesi e un grande progetto culturale e valoriale che racconta una città unica a suo modo. A parte questo, ci sono anche altri aspetti su cui puntare: le Università sono fra le migliori d’Italia, gli studenti sono un patrimonio aggiuntivo. Poi il distretto delle biotecnologie e dei vaccini: Gsk ha deciso di investire qui e sta nascendo una scuola internazionale per i manager. E ancora tutto ciò che è legato al mondo bancario e della monetica: Bassilichi e Fruendo, per esempio, stanno affrontando un periodo difficile e non lasceremo da soli i lavoratori”.
De Mossi: “La banca non è più di Siena, partiamo da questo. Poi distinguo bene due aspetti: il Palio non è prodotto di consumo e Siena deve allargarsi verso il turismo di qualità che non è quello fatto fino a oggi. Dobbiamo destagionalizzare, rendere la città attrattiva in tutti i periodi dell’anno, renderla straordinaria in Europa e nel mondo. Come amministratore devo dare servizi tali che gli imprenditori amplino i posti letto a disposizione e veicolino cultura in maniera corretta. Dobbiamo cambiare mentalità, anche come cittadini. E’ questa la sfida”.
Capitolo giustizia paliesca. Le polemiche negli ultimi anni non sono mancate.
De Mossi: “Credo sia necessario rivedere il regolamento sotto il profilo delle sanzioni, garantendo la certezza della pena e partendo dal presupposto che i fantini sono mercenari che eseguono i compiti assegnati loro dal capitano. C’è un rapporto gerarchico, questo non va dimenticato. Ma in generale il regolamento del Palio va rivisto”.
Valentini: “Quattro terreni di lavoro. Sulla giustizia paliesca ho parlato con le Contrade e sul regolamento del Palio non mi pare ci sia tanta voglia di cambiare. Poi la questione sicurezza: al ministro Salvini bisognerebbe chiedere come adattare le norme sulla sicurezza alla Festa, non siamo un concerto o una partita di calcio, occorrono regole diverse per ogni evento e ogni città. Il terzo aspetto è la cittadella del cavallo che abbiamo inserito nel nostro programma. Il quarto è il rinnovo dei costumi su cui occorre iniziare a ragionare insieme alla Fondazione Mps”.
Migranti e sicurezza, un grande tema di interesse nazionale. Qual è la situazione a Siena?
Valentini: .“I dati della prefettura sono incoraggianti, i reati in aumento sono solo quelli legati al commercio elettronico. Siamo la prima amministrazione ad avere installato la videosorveglianza, le telecamere ci hanno permesso di individuare alcuni vandali, tanto per fare un esempio. Ma in generale lavoriamo a maggiori controlli: una presenza più incisiva attraverso i vigili di quartiere, potenziando l’organico. Nel rapporto con gli stranieri non ci sono grandi tensioni, i vigli urbani sono attivi nel contrasto all’accattonaggio e ai parcheggiatori abusivi. La convivenza con i migranti è decente, abbiamo il 9% di stranieri e a loro le case popolari sono assegnate nella misura del 10%, un buon equilibrio. I profughi sono pochi, la metà di quelli assegnati a livello nazionale. Durante la stagione invernale ho fatto un giro per il territorio insieme alla Caritas e solo cinque persone dormivano fuori casa, per loro precisa scelta. Gli studenti preferiscono Siena proprio per la sicurezza”
De Mossi: “Non mi occupo di politiche nazionali, mi limiterò ad amministrare la città. Le statistiche ingannano, i piccoli reati non vengono denunciati. Utilizzeremo la tecnologia per implementare la sicurezza ed è necessaria una maggiore presenza dei vigili sul territorio, l’organico deve essere riorganizzato e distribuito meglio. E’ ancora insufficiente. Ovviamente senza militarizzare la città”.
Per il ballottaggio vi siete mossi in maniera diversa. Lei De Mossi ha preferito accordi politici con Sportelli e le liste che l’hanno sostenuto, Valentini ha optato per un apparentamento ufficiale con Pierluigi Piccini..
De Mossi: “Accordi sottobanco non ne ho fatti. Ho tutelato chi mi ha sostenuto, questo è il metodo con cui lavoro io, ho sempre detto che non avrei fatto apparentamenti. I voti non sono di chi li riceve, ma di chi li dà. Alla città dico di non farsi condizionare dai capibastone. Siena ha voglia di cambiare”.
Valentini: “Chi governava in questi tempi è stato punito, c’è insoddisfazione e timore. Al primo turno il risultato è stato comunque buono: siamo stati i più votati, ma era necessario arricchire il programma per convincere della bontà del nostro lavoro anche chi non ci ha preferito o chi non è rappresentato, come gli elettori del M5s. Abbiamo trattato, sottoponendoci a domande scomode anche sui programmi: un’operazione formale e trasparente. E’ vero, è un rischio, ma la nostra coalizione è anche un segnale di pacificazione. I cittadini sentono distanti coloro che litigano e dare esempi di concordia è importante. Abbiamo aggiunto 31 punti al nostro programma, tante cose che vogliamo fare in più”.
Chiudiamo così: se vinco la mia Siena sarà...
.Valentini: “Viva e sicura, mi fa piacere passeggiare per Siena e vedere donne, uomini e bambini felici di vivere in una città fuori dal normale”.
De Mossi: “Oggi Siena è malinconica. Se vinco io volteremo pagina, la città deve uscire da questa palude”.

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