Moda: assistenti vocali e negozi senza commessi, shopping sempre più tech

I risultati del Lanieri FashionTech Insights 2018

11.07.2018 - 15:45

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Roma, 11 lug. (Labitalia) - Per 6 Millennial su 10 lo shopping di moda sarà sempre più influenzato dall’impatto delle nuove tecnologie: oltre la metà di questa fascia della popolazione, tecnologicamente matura e con un ruolo sempre più importante nel fashion system, dichiara di apprezzare servizi come i negozi self-service (58%), l’assistenza vocale (50%) e la realtà aumentata (65%). Circa 1 su 3, inoltre, aumenterebbe i propri acquisti del 50%, sia in negozio sia online, grazie a questi nuovi strumenti e metodi di pagamento innovativi. A tracciare questo quadro è la terza edizione del Lanieri Fashion Tech Insights 2018, il report annuale sui nuovi trend tecnologici del mondo della moda, realizzato dall’Istituto Piepoli per Lanieri, e-commerce di abiti maschili su misura made in Italy.

Un italiano su 5 (21%) ha un approccio omnichannel in fatto di acquisti di moda, distribuendo equamente il proprio shopping tra web e boutique. A preferire un approccio integrato sono soprattutto i Millennial, che dimostrano performance più elevate rispetto alla media del campione: 1 su 3 (31%), infatti, acquista abitualmente sia in store sia sul web. Il negozio tradizionale non risulta, comunque, sconfitto dalle strategie omnichannel dei brand: il 42% degli intervistati dichiara di effettuare qui la totalità dei propri acquisti di moda; infatti, se solo il 17% dei più giovani lo sceglie in esclusiva, nel target d’età superiore ai 54 anni la percentuale sale al 69%.

Il 38% degli italiani dichiara di gradire un punto vendita dove acquistare in autonomia tramite il proprio smartphone senza l’ausilio di commessi e cassieri, e oltre la metà degli intervistati aumenterebbe i propri acquisti se potesse accedere a un punto vendita del genere. Ma per il restante 49% il ruolo dell’addetto alle vendite sembra restare fondamentale, tanto che questa parte del campione non farebbe acquisti in un negozio senza poter contare sulla sua competenza. Un concept store di questo tipo attrae soprattutto il cluster più consapevole sia dal punto di vista tecnologico sia per coscienza fashion, i Millennial. Il 58% di loro, infatti, farebbe volentieri shopping in un negozio senza casse e addetti alle vendite: ben 1 su 3 aumenterebbe i propri acquisti del 50% grazie a questa tecnologia.

Un’altra tecnologia che si sta affacciando allo scenario FashionTech è quella del riconoscimento facciale: una buona parte degli intervistati la ritiene utile soprattutto per individuare più rapidamente informazioni sul cliente - come la taglia, lo storico acquisti e le indicazioni di consegna e pagamento - per offrire un servizio personalizzato nel punto vendita da parte del personale (20% del campione) e online (19%), suggerendo all’utente capi e accessori in base ai propri gusti e abitudini. Un italiano su 2, tuttavia, preferirebbe farne a meno perché preoccupato per la propria privacy. Anche in questo caso, il cluster più propenso a sperimentare questa nuova tecnologia è quello dei Millennial: il 62% di loro la ritiene utile per migliorare la shopping experience online (30%) e offline (32%).

La realtà aumentata è apprezzata da quasi la metà dei consumatori italiani (44%). I Millennial, nell’approccio a questa tecnologia, fanno la parte del leone, con un picco del 65% di loro che la considera positivamente: circa 1 su 3 aumenterebbe i propri acquisti di moda online del 50%, se potesse usare questa tecnologia. Anche lo shopping di moda sembra riconoscere sempre più l’importanza dei voice assistant, che guidano il consumatore come dei veri e propri personal shopper durante i propri acquisti on line di articoli di moda. Un italiano su 3 li considera in modo positivo. A guidare il trend, ancora una volta, sono i Millennial: il 50% ne apprezza i vantaggi e circa 1 su 5 (22%), grazie all’assistenza vocale, afferma di poter aumentare il proprio shopping di moda online fino al 50%.

Tra le caratteristiche più gradite di questo servizio, circa un quarto del campione ha indicato la possibilità di trovare prodotti e finalizzare l’acquisto rapidamente (23%), seguito da un servizio al cliente migliore e più diretto (18%) e da una migliore customer experience nel punto vendita, personalizzata in base a gusti del cliente (14%). Inoltre, i voice assistant sono apprezzati perché permettono di prenotare servizi sul punto vendita, come una prova abito (13%) e perché, ricavando dal database le informazioni sul cliente, potranno capire meglio i suoi bisogni e adeguarvisi (13%).

È importante segnalare che una parte consistente della popolazione italiana ancora non ha dimestichezza con queste tecnologie. Secondo l’indagine, infatti, il 41% degli intervistati preferisce non rispondere a domande sui benefici dei voice assistant in quanto poco informato. Un dettaglio che fotografa l’Italia più indietro rispetto a paesi come gli Stati Uniti, dove queste tecnologie sono ormai entrate nelle abitudini quotidiane dei consumatori, ma che allo stesso tempo deve incoraggiare le aziende a investire su questi servizi, anticipando un trend destinato a diffondersi rapidamente in futuro anche nel nostro paese.

Le criptomonete riguardano ancora una nicchia nel mondo degli online shopper italiani - il 79% degli italiani dichiara di non possederle e di non esserne interessato - ma le possibilità che possano un giorno avere un impatto importante sulle abitudini di acquisto nel mercato del lusso e della moda di alto profilo sono buone: 1 Millennial su 10, infatti, aumenterebbe i propri acquisti fashion sul web se potesse pagare con i bitcoin. La diffusione di metodi di mobile payment innovativi accrescerebbe in modo considerevole la propensione all’acquisto per metà del campione intervistato: in particolare, circa 1 italiano su 10 aumenterebbe i suoi acquisti del 75% e 1 su 5 incrementerebbe lo shopping del 50%. Ancora una volta, a pesare è la fascia dei Millennial: ben 1 su 3, ad esempio, aumenterebbe i propri acquisti del 50% se potesse utilizzare questi strumenti.

Un altro fenomeno destinato a entrare nel dibattito fashion è la blockchain, giudicata in modo positivo per la crescita del made in Italy. I microchip che utilizzano la blockchain possono dire al cliente con assoluta certezza se un capo di abbigliamento è autentico o un'imitazione, se è stato rubato, dove è stato realizzato e la storia generale del prodotto. Tutte queste informazioni potranno essere accessibili dallo smartphone: tra gli intervistati, circa 1 su 5 pensa che aiuterà a prevenire la contraffazione (18% del campione) e verificare la provenienza dei materiali (19%).

La privacy, alla luce anche dei recenti fatti di cronaca internazionale, risulta un valore da proteggere e rispettare. La metà degli italiani, infatti, non utilizzerebbe tecnologie come il riconoscimento facciale perché preoccupato di condividere i propri dati. Inoltre, tra gli elementi ritenuti fondamentali per aumentare i propri acquisti di moda online, 1 italiano su 5 ha indicato una maggiore protezione dei dati al momento del pagamento online (21% del campione) e la garanzia che i dati personali non siano condivisi a terzi senza il proprio consenso (19%).

“Lo studio ha evidenziato come i consumatori si dimostrino sempre più attenti a una shopping experience innovativa, dove le tecnologie emergenti stanno passando da una dimensione di nicchia a fenomeni in grado di condizionare le dinamiche di acquisto di milioni di persone", ha commentato Simone Maggi, Ceo di Lanieri.

"In Lanieri abbiamo puntato fin da subito su un approccio FashionTech applicato alla qualità del made in Italy e, con scelte pionieristiche come l’apertura ai pagamenti in bitcoin, vogliamo dare un contributo all’evoluzione dell’intero settore. Si tratta di una rivoluzione agli inizi, ma che sta già dando ottimi risultati sia sul mercato domestico sia, in particolare, sull’export. Per questo, è fondamentale che ad abbracciarla siano tutti gli attori del sistema moda italiano”, ha concluso.

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