Il declino del pettegolezzo

Il declino del pettegolezzo

16.11.2014 - 14:32

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Ricevo spesso, da quando faccio la radio su Rtl 102.5, messaggi di persone che mi domandano se sia meglio vivere in una grande città o in provincia.
Sulle prime, mi sono lasciato andare a lunghe ed articolate affermazioni che lodavano la provincia e la “dimensione umana” dell'aria che si respira nei piccoli centri. Poi, con il passare del tempo e con altri messaggi ancora, mi sono reso conto che forse molti fraintendimenti o cattivi pensieri o pessimi comportamenti, che talvolta vediamo in provincia, nelle grandi città si stemperano, si perdono nel traffico, nel casino, nella confusione e nel rincorrersi di persone. In una grande città, infatti, è difficile che qualcuno trascorra ore a spiare dietro una tapparella, perché le case sono distanti e anche quelli che ne avrebbero il tempo, non riescono bene a capire cosa devono osservare dalla tapparella abbassata. Insomma, voglio dire che il pettegolezzo di quotidiana amministrazione, non certo la grande infamia, trova ancora una sua cittadinanza nei piccoli centri anziché nei luoghi molto abitati. 

Però vorrei anche chiarire che, quando si parla di “chiacchiere” o di pettegolezzi, si dice qualcosa che sa un po' di romanzo, di piccola letteratura o comunque di racconti d'altri anni, perché oggi, per un motivo o per l'altro, non c'è tempo neanche in provincia di stare ad origliare o a spiare dietro una tapparella. Oltretutto, se c'è da guardare qualcosa e si sta in casa, forse è anche più comodo guardare la televisione.
Fatti questi ragionamenti, mi viene da dire che il pettegolezzo, tranne l'esercizio che fanno molti giornali per tenerlo in vita, è pressoché scomparso, anche in quelle località dove sembrava avrebbe vissuto per sempre.
Non so se chi abita in provincia, si può ritenere soddisfatto da quanto appena scritto, ma io, se abitassi in provincia e lo leggessi, lo sarei.

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