Il  regno di Dio è come un seme

Il regno di Dio è come un seme

14.06.2015 - 11:19

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Siamo agli inizi dell'estate: la natura sta portando avanti ormai da tempo il suo prodigio di rigenerazione e crescita e le letture di questa domenica riportano facilmente all'esperienza comune, il miracolo di un seme che nella terra può trasformarsi in qualcosa di nuovo completamente diverso da ciò che era all'inizio. Il Signore parla spesso di sementi, di seminatori, di semina, di potatura di vigne, di mietitura, di vendemmia... evidentemente il ciclo agricolo della natura si rivela uno dei paradigmi più adeguati per rivelarci qualcosa della bontà di Dio, del Regno dei Cieli; soprattutto, queste parabole ci insegnano ciò che possiamo e dobbiamo fare per corrispondere alla bontà di Dio e preparare l'avvento del Regno dei Cieli.
Tre sono gli atteggiamenti che il credente deve incarnare: il primo è il lavoro cosiddetto di semina, il secondo atteggiamento è la pazienza di attendere il frutto della semina, il terzo è la fatica del raccolto. C'è un tempo, direbbe Qoelet, per seminare, un tempo per aspettare che il seme germogli e produca frutto, infine un tempo per mietere e vendemmiare. La parabola del seme che spunta da solo dice che il cristiano deve seminare. Il Regno cresce per forza propria, comunque. Non siamo noi a dar forza alla parola; il seme è irresistibile perché è Gesù, entrato nel mondo una volta per tutte. Il Regno, già presente, deve però crescere, da un inizio nascosto, per diventar grande come l'albero di senape. S'inizia umilmente con un seme e si giunge alla grandezza di un albero; la grandiosità è già nel seme, prima nella vita e nella parola di Gesù, poi nella vita e nella predicazione della comunità cristiana. Il Regno di Dio è in questo seme. Nel piccolo seme è adombrato il Regno di Dio. La Parola di Dio di questa domenica ci aiuta a ridimensionare ogni nostro affanno: il Regno di Dio cresce da solo... basta permettergli di incontrare la nostra realtà, di affondare nella buona terra della nostra vita e quel seme, a cui Marco evangelista paragona il Regno, cresce. Una parabola brevissima e unica, che svela un aspetto fondamentale del nostro divenire in Dio: san Paolo direbbe che in Lui davvero ci muoviamo, siamo ed esistiamo (cfr At 17, 28), che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio (cfr Rm 8, 28), anche ciò che lì per lì sembra ostile e, ancora, "Sia che mangiamo, sia che beviamo, sia che viviamo, sia che moriamo siamo nel Signore" (1 Cor 10, 31). Il Regno di Dio cresce perché è in noi ed attorno a noi; non è tanto il nostro sforzo per proteggerlo, difenderlo che lo rende generativo. È il fatto di accoglierlo, di diffonderlo. La sua forza sta nel trasformare la morte in vita, l'impossibilità in possibilità, il pessimismo in speranza, il cinismo in amore.
Con la collaborazione di Andrea Grippo

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