Quel silenzio contro la guerra

11 settembre 2013

11.09.2013 - 13:52

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Le notizie che arrivano dalla Siria sono assordanti. Gli attacchi omicidi con i gas, gli americani che minacciano bastonate che dovrebbero mettere giudizio al regime di Assad, la sfinge di Obama, il governo di Assad che sua volta minaccia ritorsioni, la gente che muore, gli sfollati a milioni, i confini di uno scontro che sta cambiando da una settimana all'altra e in cui l'unica verità è il sangue che scorre e il rischio di un allargamento che potrebbe essere devastante.. Di contro, il silenzio.
Ancora più forte delle bombe e delle esplosioni. Si è levato in Piazza San Pietro e ha tolto la scena al rumore delle news e al fragore della guerra, perché "civile"o meno che sia di guerra in Siria si tratta con tutti gli orrori che si porta dietro. Restano nella storia, e non è la retorica dovuta all'emozione di un momento, quelle quattro ore nel colonnato del Bernini. Vi accade qualcosa di cui non si ha memoria, credenti o meno che si sia. Non si tratta, infatti, di una cerimonia, una delle tante che si tengono sulla Piazza in occasione delle ricorrenze liturgiche, delle beatificazioni o di un pubblico Concistoro.
Esce da qualunque tradizione o dal reconto della tradizionale ritualità l'appuntamento che il Papa ha dato a tutti quelli che hanno a cuore la pace. E a migliaia hanno accolto l'invito e hanno preso posto, silenti e disciplinati, una massa densa e scura e, di fronte, lo spazio vuoto del sagrato e, sotto la pensilina, il Papa Francesco, seduto con un chierico assistente di fianco all' altare sopra il quale è stata deposta la teca radiante con l'ostia del Santissimo Sacramento. Credenti e non credenti, in nome di un valore trasversale e universale, la pace, uniti nell'essenzialità simbolica di un Pontefice che chiama alla preghiera e del fondamento eucaristico del cristianesimo.
Colpisce e stupisce. Quello che accade non ha la connotazione di un evento confessionale, va oltre il nome del Padre e i cori delle voci bianche e lo snocciolamento del rosario, che cadenzano la riunione. Va oltre e coinvolge al di là della fede e delle fedi e dei liberi pensieri perché tutti conduce all'internodi una dimensione misteriosa e emozionante che sempre meno riesce a infilarsi nel flusso roboante delle nostre abitudini quotidiane e dei clamori dell'attualità.
Il silenzio. Quattro ore di silenzio. Nessuno che urla o fischia o applaude come ormai capita ogni volta che c'è da commemorare qualcuno in uno stadio o su una piazza o anche ai funerali che non si salvano più dall'oscenità del battimani. Silenzio. Un lunghissimo silenzio, che obbliga anche i distratti e gli spensierati che sono lì per il turismo o per dire che c'ero anch'io a immedesimarsi con se stessi e a respirare nella sintonia muta di quel corpo collettivo che si riconosce nel punto prospettico del Papa e del suo volto immerso nella meditazione. Protratto, estenuato, insistito, il silenzio diventa di per sé una preghiera, uno strappo nel tessuto della normalità che ci fa consumare tutto, la Coca Cola e le guerre, il cornetto alla crema e i genocidi.
E un minuto dopo l'altro, quel silenzio diventa sempre più spesso, si addensa e comunica. Comunica l'umanità fragile e insicura in cui tutti sono chiamati a riconoscersi, al di là delle differenze, siriani e americani, russi e israeliani, sunniti e sciiti e cristiani.. in nome di quel Dio, l'unico, che attraversa tutte le fedi e non ha un marchio che lo identifica, e in nome allo stesso tempo di una comune condizione esistenziale che non si esaurisce nel qui e ora della realtà e ripudia la prevaricazione dell'uomo sull'uomo. E l'onda silente passa dalla Piazza nelle case, mentre le immagini restituiscono la durata quasi insostenibile del silenzio.
Non succede nulla, non si sente nulla, e la televisione stessa sembra stupita di fronte a questo cuneo che le si è infilato dentro e ha relegato ai margini le veline e i pacchi, le scalette tambureggianti dei telegiornali e le risse dei talk che hanno ancora voglia di mettere inscena questi insopportabili duelli della politica. In queste ore, sembra allontanarsi il rischio di un intervento militare in Siria e si sta facendo strada la possibilità, ancora esile, di un accordo internazionale che metta sotto controllo le armi chimiche di Assad. Forse, quel silenzio è arrivato anche alla Casa Bianca e nel palazzo di Bashar.

Guido Barlozzetti

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