Amministrative, è la disaffezione la vera vincitrice

Anna Mossuto

22.06.2017 - 11:53

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Dopo ogni tornata elettorale e soprattutto dopo ogni scorpacciata di numeri e percentuali, arriva l’ora dei commenti e delle reazioni, ma soprattutto la lettura dei dati e le ripercussioni a livello nazionale in termini di linea politica e quindi alleanze future. Allora, il primo aspetto sottolineato da tutti è la debacle del Movimento5Stelle e di fronte al quadro dei numeri non si può non essere d’accordo. Ma gli altri partiti come stanno? Hanno ragione di esultare e considerarsi vincitori? Oppure farebbero bene tutti a riflettere per esempio sull’affluenza sempre più bassa e magari interrogarsi sul perché i cittadini disertano sempre di più le urne? Prima di provare a rispondere e a fare un ragionamento, va detto che il voto amministrativo è più basato sulla conoscenza diretta dei candidati che sulle presunte ideologie e appartenenze, infatti entrano in gioco altri tipi di interessi che uno schieramento di opinione. Comunque, il secondo aspetto da rimarcare è che nonostante le liti e i veleni le coalizioni di centrosinistra e di centrodestra tornano in grande spolvero confermando una sorta di bipolarismo alla vecchia maniera. Eppure fino a ieri i leader della scena politica, da Renzi a Bersani, da Berlusconi a Salvini, non hanno fatto altro che menarsele di santa ragione, ma oggi tutti esultano cercando di affibbiare a qualcuno il titolo di grande sconfitto, il movimento pentastellato appunto. Certo, per i grillini le elezioni amministrative non sono andate come l’anno scorso quando si portarono a casa Roma e Torino e diedero una sonora batosta al Pd che ancora se la ricorda, oggi dai grandi centri sono esclusi completamente dalla corsa per il ballottaggio, ma Grillo rigetta il de profundis e rivendica di aver gareggiato in tutta la Penisola in completa solitudine a differenza degli altri partiti e soprattutto fa sapere di non aver affatto fallito. Anzi sostiene che il suo movimento sta crescendo piano piano e che si illudono coloro che pensano che i cinque stelle siano finiti. Ma forse il problema di Grillo e dei suoi, come di tutti i partiti per la verità, è individuare candidati credibili sui territori e poi si sa le amministrative sono elezioni a parte, con meccanismi particolari e dinamiche specifiche, per cui prima di giudizi sommari sarebbe il caso dopo averli contati i voti anche di pesarli. Di sicuro questo voto se trasferito tout court al sistema elettorale ci consegna un ritorno al maggioritario con i due poli che tornano ad attrarre consensi e questa è una riflessione da fare proprio pensando alla prossima legge dopo la rottura dell'accordo a quattro. Ma è un ritorno reale e concreto oppure un fuoco di paglia derivante da un’interpretazione frettolosa dei risultati? Propendiamo per la seconda ipotesi come siamo convinti che il M5Stelle non sia tramontato affatto, anzi resta una forza temibile che come dice Berlusconi sarebbe un errore sottovalutare o liquidare. Al di là dei vincitori e dei vinti e al di là delle dichiarazioni di prassi e delle accuse incrociate c’è un elemento che accomuna tutti i partiti e chi fa politica, vale a dire i sette punti percentuali di affluenza in meno rispetto al turno precedente e oltre un paio rispetto al voto dell’anno scorso. Il 60 per cento di cittadini che sono andati a votare è un dato che dovrebbe far aprire una riflessione seria su quanto questa politica sia disprezzata e quanto aumenti la distanza tra i palazzi e la gente. La disaffezione verso le istituzioni è un campanello d’allarme che va ascoltato, ignorarlo significa vivere su un altro pianeta.

anna.mossuto @gruppocorriere.it

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