michele cucuzza bianco e nero

Missione Niger: tanti dubbi

29.12.2017 - 11:04

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“La situazione sul campo in Niger è molto difficile” non ha dubbi Massimo Alberizzi, inviato storico del Corriere della sera, oggi direttore del quotidiano on line Africa-ExPress.info, a proposito di ciò che troveranno i nostri militari nell’ex colonia francese collocata tra Libia e Nigeria.
Obiettivo della missione addestrare le forze del Niger e renderle in grado di contrastare efficacemente il traffico di migranti e il terrorismo, come ha detto il generale Claudio Graziano, Capo di Stato maggiore della Difesa. Alberizzi conosce bene il Niger, lo ha attraversato diverse volte: “migliaia di chilometri di deserto, con l’eccezione della striscia sud-occidentale dove c’è la capitale Niamey e dove scorre il fiume Niger che consente le coltivazioni. Tutto il resto è sabbia del Sahara. Una volta, in mezzo alle dune, mi sono ritrovato per caso in un cimitero di dinosauri: nemmeno le guide lo conoscevano. A parte le piste che gli accompagnatori conoscono, il resto del deserto, e del paese, è inesplorato. In questa situazione non è ancora chiaro cosa faranno i nostri: non so fino a che punto il contingente italiano possa essere davvero impiegato per addestrare le truppe nigerine visto che sul posto ci sono già 4mila militari francesi che fanno già questo lavoro.
Singolare tra l’altro il fatto che si sia deciso di dotare i nostri 470 uomini di un così gran numero di mezzi, 120, presumibilmente camion, come a dire 1 camion e mezzo ogni 3 soldati. A questo punto, probabilmente gli italiani andranno soprattutto a pattugliare, per impedire sconfinamenti dei terroristi che agiscono soprattutto ai confini con il Mali e con la Nigeria: sarà un bel pasticcio. Se questi attaccano, l’inevitabile risposta chi potrà darla? Esclusivamente le truppe nigerine addestrate dagli italiani o anche gli addestratori? Un po’ di anni fa, ho raccontato la storia capitata a dei tedeschi e degli austriaci che erano stati rapiti in Niger da un gruppo jihadista salafita, guidato da un tipo che aveva fatto il paracadutista in Algeria. Gli ostaggi non avevano molto denaro con sé: sono stati rilasciati con la promessa che, una volta a casa, avrebbero spedito il denaro preteso da sequestratori. Pensate un po’: eravamo agli albori del terrorismo islamico, il gruppo sarebbe poi confluito in Al Qaeda, ma l’episodio aiuta a capire come il Niger sia da lungo tempo frequentato dai fondamentalisti armati. Che fanno di tutto, contrabbando compreso: chi ha guidato Al Qaeda per anni in Nigeria era chiamato ‘mister Malboro’ perché si dedicava anche al traffico di sigarette oltre che di armi e droga. Ho raccontato di aerei carichi di eroina provenienti dalla Colombia che atterravano in Niger insabbiandosi nel deserto: una volta scaricata la droga, venivano incendiati. Parliamo di gente che si ricicla secondo le convenienze e che oggi organizza anche il traffico di migranti. In un Paese di transito come il Niger, dai confini estremamente porosi, anche ammesso che gli italiani contribuiscano a rafforzarne le frontiere verificando l’efficacia dell’intervento dei soldati nigerini, i trafficanti farebbero arrivare lo stesso in Libia i rifugiati provenienti da Nigeria, Ghana, Burkina Faso, spostandoli a est, facendoli passare dal Ciad, oppure a ovest, attraverso il Mali, che pure è infestato a nord dai guerriglieri islamici che bloccano ogni transito. Inevitabili, anche per questo aspetto, le perplessità sulla missione italiana”. 
mikcucuzza@gmail.com

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