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La luce in fondo al tunnel

16.06.2017 - 20:12

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A volte il marcio può essere davvero soppiantato dal meglio. Premessa: neanche stavolta si è votato a San Luca, nella Locride, il comune tristemente noto come “la mamma della 'ndrangheta”.
Sciolto per mafia nel 2013  commissariato da due anni, dopo che nel 2015 l'unica lista presentata non era riuscita a ottenere il quorum: quest'anno, come nel 2016, ad andare al voto non ci hanno nemmeno provato. Domenica scorsa, dunque, si è avuta una nuova sconfitta dello stato, incapace di riportare la legalità nel paese di Corrado Alvaro, dove un tipo ha fatto il baciamano al boss arrestato dopo 23 anni di latitanza? Questo è un fatto. Attenzione però, perché intanto, proprio a San Luca, quello stesso stato ha realizzato una delle sue più riuscite riscosse grazie al lavoro del commissario prefettizio Salvatore Gullì: dirigente della prefettura di Reggio Calabria, con esperienze analoghe in Calabria e in Sicilia, è chiamato semplicemente u' cummissariu dai cittadini di San Luca che hanno firmato a centinaia una lettera al ministro Minniti chiedendo che - una volta sfumata la possibilità di tornare a votare - Gullì non fosse sostituito.
“Vogliamo essere accompagnati da un uomo di stato su cui tutti abbiamo riposto fiducia, ripagata con la migliore delle ricompense, trasparenza, efficacia e esperienza”. Come ha fatto questo funzionario a far superare, in poco tempo, a un territorio difficile, a una comunità cui neanche tanto sottotraccia si continuano a contestare gli anni bui dei sequestri di persona, dei traffici di droga, le faide tra famiglie mafiose, con il vicino santuario della Madonna di Polsi trasformato in teatro di summit della 'ndrangheta?
“Mi sono subito messo sul pezzo, senza tante filosofie” ricorda Gullì. “Ho cominciato a fare quello che dovrebbe fare la politica, far funzionare la macchina comunale: presto mi hanno seguito i dipendenti volenterosi, poi tutti i cittadini, cui ho chiesto di fare la loro parte. Che non si è fatta attendere. Partiamo dall'acqua: finita l'epoca dell'abusivismo, adesso i contatori sono custoditi in cabine appositamente numerate, in modo da evitare consumi non rilevati. Prima non era così. In un solo mese, il 50% delle bollette è stato saldato: fino ad ora se ne recuperava il 30% in 10 anni. Con l'aiuto degli operai dell'azienda 'Calabria verde', ho risanato l'acquedotto comunale pieno di buchi: l'acqua di San Luca la rivenderò ai comuni vicini invece di comprarla come si faceva prima. Meno debiti, risparmi, servizi all'altezza: le strade, che ho fatto ripulire con una ruspa dalla spazzatura abbandonata dappertutto, adesso sono in ordine, curate dalle donne dei 'lavori socialmente utili'. La gente dimostra di volerle mantenere così: ognuno ha, davanti casa, un bidoncino personale numerato, chi sporca rischia 3000 euro di multa. Ma non ce n'è bisogno, è tutto pulitissimo. Ripristinata la toponomastica e regolarizzate d'ufficio le residenze, si tornano a pagare le bollette e pure le contravvenzioni stradali. Non c'erano i vigili: li assumeremo per concorso. Investiamo nella scuola: è nei territori abbandonati, dove non c'è cultura della legalità che la criminalità prospera. Noi la stiamo isolando: con un sostanzioso finanziamento del dipartimento delle pari opportunità, abbiamo realizzato un bellissimo campo di calcio perché vi si possano ritrovare i tantissimi ragazzi del paese. La luce in fondo al tunnel” sorride Gullì “ormai è un bagliore. Con le prossime elezioni comunali, San Luca la riportiamo in Italia”. Ben fatto, cummissariu.

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