Carlo Bellugi

Carlo Bellugi (Foto Goliardi Senesi)

SIENA

Addio a Carlo Bellugi, scrittore e goliardo

13.07.2017 - 11:03

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È morto d’improvviso nella sua casa di Follonica, dove era solito trascorrere le vacanze estive, Carlo Bellugi, classe 1936. Carlo è stato persona molto nota e vivacemente presente nella vita cittadina. Impiegato presso l’ispettorato della Banca Toscana, era molto appassionato di storia di Siena e non mancava mai alle manifestazioni che celebravano ricorrenze o date canoniche, a dibattiti o discussioni. Carlo ha vissuto il suo amore per la città e per la Contrada dell’Istrice con spirito goliardico e scanzonato anticonformismo fin dagli anni liceali al Piccolomini. Di lui vien da citare un libro, “La testa di Santa Caterina”, nel quale esprimeva più di un dubbio sull’autenticità della reliquia conservata a San Domenico. Le argomentazioni erano fragili e non ebbero ascolto. Ma non è questa la sede per riprendere discorso piuttosto difficile. Per lui dilettarsi di storia era soprattutto dare la caccia agli errori, trovare le smagliature e le pecche nei testi più affermati o nelle credenze più diffuse. Altro momento memorabile di questo suo bizzarro viaggio di ricerca fu la pubblicazione del volume “La battaglia di Pievasciata e lo scempio di Montaperti  (Edizioni Don Chisciotte, 2004). Con rilevazioni puntuali sul campo ed un vaglio scrupoloso della toponomastica si applicò a dimostrare che la battaglia tanto esaltata si era svolta – o era cominciata – non nella pianata di Montaperti, ma ben prima. Le grandi  battaglie hanno preso spesso il nome dal luogo più noto, dal toponimo più conosciuto e non era improbabile che sotto il castello non più esistente si sia svolto l’atto finale in un lago di  sangue. Chissà! Quante discussioni accanite! L’ultima volta che è comparso in pubblico è stata alla presentazione del libro di Duccio Balestracci appunto dedicato al famoso scontro. Ed era soddisfatto un mondo, perché sia pure in nota e con giustificata prudenza le sue osservazioni avevano trovato qualche spazio in un’opera   fondamentale. “Hai visto? Dai dai la verità viene a galla?”: mi torna in mente le fierezza delle sue parole di commiato. Non è questo il momento di riprendere scambi di vedute sempre polemici e animosi. All’Accademia degli Intronati Carlo aveva consegnato un volumone dove aveva trascritto una serie di sviste o manipolazioni da correggere in questo o quel titolo di un’affermata bibliografia: è stato un po’il suo testamento, tra il serioso e il divertito, tra erudizione e beffa. Carlo fu una persona che non le mandava a dire e chi l’ha conosciuto o l’ha avuto amico lo ricorderà come una presenza graffiante, affezionata a Siena e soggiogata dal suo fascino, sempre in agguato a rintuzzare chi a suo modo di vedere feriva o travisava la verità che egli credeva raggiungibile. Per il suo civismo disinteressato e scherzoso merita una riconoscenza affettuosa al di là della cerchia di amici che l’hanno apprezzato per la sua simpatica ribellione, ostinata, ironica e pungente.

Roberto Barzanti               

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