Camorrista nel Senese

Salvatore Menzo

SIENA

Camorrista nel Senese

Clamoroso arresto dei carabinieri

10.03.2015 - 12:33

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Condannato in primo grado ed in attesa del giudizio d’appello cercava di rifugiarsi in Belize per evitare il carcere: così è stato catturato in provincia di Siena, da polizia e carabinieri, il mandante dell’omicidio “Conte”. Era il 28 settembre 2007 quando a Gubbio veniva ritrovato il cadavere di Salvatore Conte, pregiudicato napoletano.

Le indagini portavano a individuare i responsabili dell’omicidio e ricostruivano le attività criminali di una vera e propria associazione a delinquere che operava nella provincia di Perugia capeggiata da Salvatore Roberto Menzo, siciliano di Niscemi e composta da altri soggetti quali Marcello Russo, Giuliano Benemio, Paolo Carpisassi e Luigi Ceccarelli.

La vittima secondo gli investigatori era il “braccio destro” di Menzo, mandante del suo omicidio materialmente eseguito dall’altro suo stretto collaboratore e “guardaspalle” Marcello Russo: il movente è legato a questioni di droga e denaro.

All’epoca dei fatti Menzo, capo indiscusso di questo sodalizio criminale, era l’occulto gestore di un night della zona: i suoi numerosi e gravi trascorsi giudiziari, infatti, non gli consentivano di esercitare alcuna attività imprenditoriale se non attraverso dei prestanome.
Il night, oltre ad assicurargli un certo reddito, era una delle sedi principali dei traffici illeciti, che Menzo gestiva insieme ai suoi soci.

Secondo gli investigatoriuUno degli aspetti più interessanti, emerso dall’attività d’indagine condotta su Menzo a seguito dell’omicidio Conte, è il legame criminale tra il gruppo investigato e il clan camorristico dei “Casalesi” di Casal di Principe.

Viene accertato infatti che il night, nelle gestioni precedenti a quella del Menzo, era controllato da prestanome in stretta collaborazione con il boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”.

“Sandokan”, addirittura, avrebbe anche dato in prestito grosse somme di denaro proprio a Conte prima del suo assassinio per poi pretendere un congruo risarcimento a seguito dell’omicidio dai suoi responsabili.

Nella notte del 9 marzo 2008, esattamente 7 anni fa, Menzo viene raggiunto nel suo night dagli uomini della mobile e del commissariato di Assisi e sottoposto a fermo di indiziato di delitto per l’omicidio Conte.

All’esito del giudizio di primo grado il tribunale di Perugia, il 28 marzo 2013, lo condanna a 18 anni e 6 mesi di reclusione.

Sottoposto fin da subito alla custodia cautelare in carcere, grazie alla decorrenza dei termini della custodia cautelare, ottiene la libertà in attesa delle definizione del giudizio, e nel frattempo si trasferisce, con la famiglia, nella provincia di Siena.

Ma la sua apparente serenità nell’attesa della conclusione del processo non sembra convincere gli investigatori della squadra mobile di Perugia. Sono così emersi elementi incontrovertibili sulla volontà, da parte di Menzo, di lasciare l’Italia.

In particolare, avrebbe “costruito” una nuova identità, grazie a un autotrasportatore rumeno, attraverso la creazione di un documento rumeno falso, e con tale documento, in contatto con un avvocato sudamericano suo complice, avrebbe organizzato il suo trasferimento nel Belize: per non destare sospetti e per far perdere le tracce del suo percorso, ovviamente, avrebbe fatto scalo prima in località diverse,Istanbul e poi San Paolo del Brasile.

La scelta del Belize, come sua destinazione finale, non è casuale ma fatta all’esito di un vero e proprio studio giuridico sulle condizioni per l’estradizione all’estero, a favore dello stato italiano, da parte di tutti i paesi del mondo.

Ma non è tutto secondo gli investigatori: per ottenere un permesso di soggiorno regolare, aveva persino organizzato un matrimonio con una donna proveniente proprio da quel paese.

Le nozze erano state fissate, nella sua Niscemi, dove intanto aveva ristabilito la sua residenza anagrafica nel gennaio scorso, nei giorni prossimi.

In base a quanto emerso, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia è stata costretta ademettere un provvedimento di “ripristino” della custodia cautelare in carcere a carico del condannato, immediatamente eseguita.

All’alba di sabato scorso gli uomini della Sco di Perugia, diretti sul campo dall’ispettore Capo Finzi, unitamente ai militari del comando stazione carabinieri di Abbadia San Salvatore in provincia di Siena, hanno bussato alla porta di Menzo e gli hanno notificato il predetto provvedimento, smorzando e vanificando ogni sua vana speranza di fuga e di salvezza dalle sue responsabilità nonché dal carcere.

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