Detenuti e studenti insieme davanti ai fornelli

Detenuti e studenti insieme davanti ai fornelli

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“Quello che abbiamo vissuto oggi è bellezza, virtù e verità”. Nelle parole di uno dei detenuti della struttura carceraria di Ranza sta il senso della giornata vissuta martedì. “Oggi abbiamo fatto e abbiamo vissuto qualcosa - nelle parole dello stesso detenuto - che ci permette almeno per un momento di allontanare quella malinconia che qui dentro inevitabilmente ti prende, e che senti soprattutto quando il giorno fa posto alla notte e arriva la sera”. E’ stata una giornata che ha permesso a queste persone di rimettersi in gioco e in discussione, di sentirsi utili, di sentirsi parte di un gruppo, di fare qualcosa di bello, virtuoso e positivo.

E’ stata una gara di cucina. Una vera gara di cucina. Una manifestazione voluta dalla direzione dell’istituto carcerario e dai docenti che ogni giorno trascorrono ore ed ore a Ranza insieme ai detenuti. Lo fanno perché credono nella rieducazione e nella riablitazione, lo fanno perché sono convinti che tutto questo, e quindi dare una ampia istruzione a quei detenuti che nella loro vita non hanno avuto modo di studiare, possa essere utile per aprire loro la mente, per far loro capire anche gli errori commessi in passato. E al tempo stesso per fornire loro una speranza, oltre che delle capacità e delle conoscenze e competenze che potranno essere utili quando da quelle mura carcerarie un giorno usciranno. Per questo motivo Gilda Penna, Sandra Bocci, Luca Versetti, Pasquale Napolitano e tutti gli altri docenti si prodigano tanto e si ingegnano ad organizzare giornate come quella di martedì. Per questo motivo vanno fatti i complimenti alla dottoressa Maria Bevilacqua, direttrice dell’area trattamentale, e al preside dell’istituto comprensivo Tiziano Neri.

E’ stata una gara di cucina che ha visto opporsi e fronteggiarsi i detenuti, che all’interno della struttura carceraria frequentano un istituto superiore ad indirizzo enogastronomico e gli studenti dell’istituto enogastronomico di Colle val d’Elsa. E’ stata una gara vera. Per ore ragazzi e detenuti sono rimasti nella cucina del carcere, davanti ai fornelli, a tagliare e sminuzzare alimenti, e lì hanno preparato piatti e pietanze varie. Hanno preparato antipasti, primi, secondi, dolci. Lo hanno fatto con passione, con spirito di gruppo, con voglia di stupire, con il desiderio di far apprezzare il lavoro che stavano compiendo. A stupire erano anche i loro occhi, dei ragazzi ma soprattutto dei detenuti. Per chi vive in carcere, spesso da decenni, imparare qualcosa di nuovo dà un senso alla propria vita. E lo stesso avviene quando queste persone conoscono persone nuove e vedono che qualcuno si interessa alla loro vita, alla loro situazione e alla loro condizione.

E’ stata una gara vera, con una giuria che ha giudicato tutti i piatti preparati. Sia i ragazzi che i detenuti attendevano con ansia il giudizio ed i voti espressi. Alla fine hanno vinto, di poco, i detenuti, che sono riusciti a preparare alcuni piatti veramente prelibati e che si sono così aggiudicati la targa realizzata dall’artigiano Loreno Grassini di Colle val d’Elsa. Ma i ragazzi non hanno sfigurato né demeritato. Molto bella la scena finale, quando sono stati letti i voti ed è stato quindi comunicato il responso dell’iniziativa. Era gara vera, ma ragazzi e detenuti in quel momento si sono sentiti tutti parte di qualcosa di comune, di qualcosa di bello che riusciva ad unirli e non li opponeva come avviene solitamente nelle gare. Non sembravano due squadre che si fronteggiavano, era un unico gruppo che ha voluto dar vita ad una iniziativa utile, bella, stimolante, importante. Questa sensazione si leggeva negli occhi degli uni come degli altri. E alla fine ci sono stati abbracci, sorrisi e una espressione, che è stata pronunciata più volte, che spiega tutto: “Alla prossima. Ci rivediamo presto”.

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