Ancora12 mesi di Cigs 
alla Nuova Rivart

Ancora12 mesi di Cigs
alla Nuova Rivart

29.10.2014

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Le votazioni per il rinnovo della Rsu aziendale di Nuova Rivart - lo stabilimento del gruppo Saviola ubicato nel comune di Radicofani sta attraversando una fase molto delicata a seguito di una forte crisi di mercato - hanno determinato una storica affermazione del sindacato Fillea Cgil. “Segnale importante che i lavoratori hanno dato, perché ci hanno sentiti vicini e per questo ci hanno premiati - osserva Fabio Seggiani, segretario generale Fillea Cgil Siena. Lavoratori aventi diritto di voto, 54; lavoratori che hanno votato, 39 (il 72%); voti validi, 38; 23 preferenze (60,5%) a favore della Fillea, che elegge due rappresentanti e 16 preferenze (39,5%) a favore di Filca Cisl, che elegge un rappresentante. “Quando il clou della crisi ha interessato la Rivart, nei primi mesi del 2012, con il primo anno di cigs per ristrutturazione, siamo partiti con la dismissione del reparto Mdf e 55 esuberi - spiega Seggiani. “La gestione degli esuberi è stata fino a oggi molto difficile e grazie agli accordi che siamo riusciti a sottoscrivere con la proprietà non è stato licenziato nessun lavoratore, ma abbiamo visto la uscita di 23 di loro, in seguito a mobilità volontaria e incentivi all’esodo. Questa fase è stata gestita con ulteriori otto mesi di cassa integrazione ordinaria e in deroga (febbraio-ottobre 2014) e ciò ha consentito di poter conseguire un successivo accordo e di rinnovare la cassa integrazione straordinaria (cigs) per dodici mesi, dal 20 ottobre 2014 al 19 ottobre 2015”. E, di seguito: “Il sindacato è chiamato a gestire una situazione molto complessa e secondo la nostra ipotesi dovrà individuare soluzioni da sviluppare su due fronti, consapevoli come siamo che a oggi esistono ancora 22 lavoratori considerati in esubero e che nello stesso reparto del ‘tannino’ (32 dipendenti, compresi quanti si occupano delle manutenzioni), le commesse non sono sufficienti a garantire turni continuativi su base annua”. Il primo fronte si rivolge direttamente all’azienda, costituita dal gruppo Saviola. “Dovremo richiamare la proprietà alla responsabilità di un piano industriale che non deve perseguire unicamente le vie della commercializzazione del prodotto finito ‘tannino’ (in polvere o liquido), ma anche la possibilità di sfruttare la materia prima, una volta estratto il tannino. Secondo noi è di fondamentale importanza rendere redditiva tale materia (e non limitarsi a venderla per la combustione delle centrali a biomassa), attraverso idee e investimenti volti non solo a trarre beneficio per l’impresa, ma anche a aprire spazi occupazionali all’interno dello stabilimento”. Il secondo fronte attiene invece alla individuazione di un piano formativo, finanziato da Fondi Impresa, nell’arco dei dodici mesi di cigs, al fine di rendere possibile la ricollocazione della manodopera in esubero all’esterno dell’azienda. “Ma non dobbiamo fermarci qui - prosegue con determinazione l’esponente sindacale. “Ritengo sia necessario rilanciare con forza la costituzione di un tavolo di crisi, coinvolgendo le istituzioni locali e la Regione Toscana, per cercare di porre un argine alla destrutturazione che è avvenuta e sta avvenendo in tutta la realtà manifatturiera amiatina e che ha visto nei soli settori del legno e del lapideo la perdita di 50 posti di lavoro negli ultimi tre anni”.

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