SIENA

Causarano, c'è Siena nello scudetto della Juventus

Il medico sociale dalla Robur alla Vecchia Signora

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C’è anche un po’ di Siena nel quarto scudetto consecutivo della Juventus, il 31° della sua storia (il 33° per i tifosi bianconeri). E ci sono corsi e ricorsi storici che tornano alla mente in una miscela di emozioni, nostalgia, orgoglio. Sabato 2 maggio le telecamere di SkySport hanno inquadrato il volto sorridente di Andrea Causarano, medico sociale della Juventus, festeggiare con l’allenatore Allegri e i tanti campioni bianconeri, da Tevez a Buffon, da Bonucci a Pirlo. Lo ha fatto nel campo di Marassi dopo la vittoria per 0-1 sulla Sampdoria, ironia della sorte proprio nello stesso stadio in cui 12 anni prima il sorriso di Causarano e i suoi abbracci si incrociavano con quelli del presidente della Robur, Paolo De Luca, di mister Giuseppe Papadopulo e degli indimenticabili Pinga, Mignani, Taddei, Argilli.

Il grande salto Da Siena alla corte della Vecchia Signora dopo venti anni e circa settecento "panchine" con i colori della Balzana, Causarano ha fatto il grande balzo, arrivando nella società di calcio sportivamente più amata. Premiato per la sua professionalità e preparazione, voluto da Antonio Conte, ma rimasto saldamente al suo posto anche con l’arrivo di Allegri grazie alla sua esperienza e un lungo ed importante curriculum che adesso si arricchisce con lo scudetto, in attesa della semifinale di Champions contro il Real Madrid. Andrea Causarano è sempre stato un punto di riferimento per la Robur, le quasi 700 panchine lo dimostrano (in realtà gli anni sono 25 considerando anche le giovanili). Persona razionale, mite, distaccata, fredda nel considerare le situazioni. Sono valori propri di ogni medico che non si può far trasportare dalle passioni o dalle emozioni quando deve visitare, controllare le condizioni di un paziente. Nel caso specifico un giocatore di calcio.

La curiosità In pochi sanno che il medico campione d’Italia della Juventus quando era studente in medicina, giocava nel Chiusdino (squadra storica dei dilettanti senesi). Era un terzino di fascia di quelli "zitti", nel senso che non alzava mai la voce, né protestava se non in modo educato con l'arbitro. Nella prestazione tecnico-tattica "parlava" ovviamente con i piedi, che avevano due voci. Una, tutta propositiva, quella che metteva al servizio della sua squadra per attaccare, l'altra senza curare troppo l'intonazione, né il gorgheggio che riservava nell'incontro fisico con gli avversari. Era ruvido al contatto, diciamo così.

Con la Robur Con il Siena ha vissuto una storia umana e professionale straordinaria. Nei suoi venti anni ha attraversato tutte le vicissitudini della società. Certo da medico, ma prima ancora, o per lo meno sulla stessa intensità partecipativa come senese e contradaiolo della Selva, le grandi gioie delle promozioni in B ed in A. Crediamo però, ma non abbiamo statistiche in proposito, che sia l'unico medico cacciato dalla panchina. Accadde in C1, una delle volte in cui il Siena giocò a Modena. Forse l'arbitro equivocò, immaginò che fosse stato Causarano a “innalzare lodi al cielo” cantando la bravura dell'usignolo, mentre era stato un altro componente. Il nostro fece presente che era il medico e che il suo ruolo non poteva essere assunto da nessun altro, ma l'arbitro ricordò che sulla panchina del Modena c'era il medico che avrebbe comunque soccorso i giocatori del Siena. E Causarano guardò la partita dall'imbocco degli spogliatoi.

Saluti ed emozioni In estate prima di trasferirsi orgogliosamente a Torino, “il dottore” volle salutare la città e i tifosi. Era profondamente preoccupato per il futuro della Robur di Mezzaroma che stava morendo: “Quante emozioni con il nostro Siena, tante situazioni difficili, momenti di grande difficoltà, ma su tutta la nostra storia sportiva è la notte di Genova che svetta e che ci dette una gioia inimmaginata ed inimmaginabile. Papadopulo fu l'allenatore che portò la squadra in A contro tutti e contro tutto" disse durante la conferenza. Oggi sono cambiati i compagni di viaggio, ma lo stadio è rimasto sempre lo stesso per l’ennesima gioia nella storia di Andrea Causarano il quale, pur nell'euforia del titolo italiano, non si è dimenticato della sua città e della sua Robur. In un angolo degli spogliatoi si è fatto fotografare con la bottiglia di champagne e il cartello: "Domani tutti al Rastrello" per incitare il Siena verso la gara decisiva per il ritorno nei professionisti.  Sotto gli occhiali sono scese anche le lacrime, ma come gli ha insegnato Paolo De Luca... “non bisogna mai vergognarsi dei propri sentimenti”. Complimenti dottore.

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